Un appuntamento che valorizza il territorio e il suo ruolo nel Mediterraneo, tra architettura, design e nuove prospettive progettuali
Ha preso il via la terza edizione della Biennale dello Stretto, dedicata quest’anno al tema "Mutazioni". Un appuntamento che mette al centro il territorio dello Stretto e il suo ruolo nel Mediterraneo, attraverso architettura, design e nuove prospettive progettuali.
Consolato Malara per ReggioTV ha intervistato Alfonso Femia, presidente della Fondazione La Città del Futuro, Francesco Alati, curatore della sezione Design della Biennale dello Stretto e Giusy Buono, coordinatrice del progetto "Noi in senso stretto".
"Non è un caso che questa Biennale prenda il nome di un territorio, prenda il nome dello Stretto. È importante per la Calabria, per la Sicilia e, allo stesso tempo, per il Mediterraneo e per l’Italia. Con la terza edizione vogliamo affermare ancora di più che questo territorio costituisce un vero baricentro a livello planetario, perché la sua scala permette di mettere in evidenza valori, fragilità e contraddizioni che ritroviamo in tutti i territori del pianeta", ha spiegato Alfonso Femia.
Al centro della sezione Design il tema “Nuovi codici”, declinato da Francesco Alati attraverso il concetto di "Mutazioni": "Il design ha la capacità di intercettare nuove modalità e nuovi significati, non solo legati al prodotto ma a sistemi più complessi. In relazione ai territori, sviluppa metodi e linguaggi differenti: il metodo progettuale non è uno standard, ma cambia in funzione dei luoghi".
Tra i progetti della Biennale dello Stretto anche “Noi in senso stretto”, promosso da ReCalabria e ReSicilia, che attraverso una open call raccoglie e racconta i progettisti che operano nei territori dello Stretto.
"La novità di quest’anno è il confronto tra le esperienze di chi rimane in Calabria e Sicilia e di chi invece va via. Vogliamo capire come i territori di lavoro e quelli di appartenenza influenzino la ricerca progettuale e gli sviluppi professionali, ha spiegato Giusy Buono.
Un confronto che coinvolge anche generazioni diverse, mettendo in dialogo giovani progettisti e figure affermate: "Ne emerge uno spaccato molto vario: in alcuni casi il territorio mantiene una forte predominanza nel linguaggio e nella ricerca sui materiali, in altri ci si allontana dalle origini, portando comunque con sé uno sguardo tipicamente mediterraneo e meridionale", ha concluso Buono.