Circa trenta pazienti sono stati costretti a sottoporsi alle cure previste al GOM nelle ore notturne tra rabbia e rassegnazione
Continua la protesta dei pazienti dializzati che, dopo la sospensione del servizio presso il Centro San Giorgio di Pellaro, sono stati costretti a recarsi nuovamente al Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria per effettuare i trattamenti salvavita nelle ore notturne. Circa trenta malati, accompagnati dai propri familiari, si sono ritrovati nel reparto di Nefrologia per sottoporsi a sedute avviate a tarda sera e destinate a concludersi a notte fonda. Questa gestione in piena emergenza sta provocando gravi disagi organizzativi ed emotivi, costringendo i pazienti e i loro cari a ritmi insostenibili.
La rabbia e lo sconforto tra i presenti sono tangibili. Un anziano paziente ha espresso la propria amarezza per l'obbligo di curarsi in orari notturni: "Sono troppo arrabbiato perché questa è un’umiliazione per noi malati; penso sia il primo caso in Italia". Della stessa opinione la giovane figlia di una delle donne in terapia, che ha sottolineato la gravità della situazione: "C’è più rabbia che tristezza, è inconcepibile il fatto di lasciare quaranta persone a rischio". I familiari sollecitano un'assunzione di responsabilità da parte delle autorità locali e sanitarie affinché "si mettano una mano sulla coscienza" per risolvere l'emergenza ed evitare ulteriori sofferenze.
Sulla vicenda si è espresso anche Francesco Puntillo, segretario di FINTRED Reggio Calabria, che ha indirizzato un appello diretto al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto. "Rivolgiamo un appello accorato affinché senta il dovere morale nei confronti di questi malati e apra quel cassetto in cui c'è un DCA predisposto da gennaio 2025 che quantifica la carenza di 29 posti rene per la città di Reggio Calabria: basta firmare quel decreto e il nostro dramma si concluderebbe in pochissimi secondi".