Le parole del capitano amaranto nel corso della trasmissione in onda su ReggioTv
La parola d'ordine è una sola: equilibrio. La Reggina è lassù, in testa alla classifica, e inevitabilmente a Reggio Calabria si torna a respirare entusiasmo. Ma nello spogliatoio amaranto la testa è già alla prossima partita. A raccontarlo è il capitano Momo Laaribi, ospite di Andrea Ripepi negli studi di ReggioTv, durante la trasmissione Fuorigioco.
«Fa effetto vedere la Reggina lì in testa», ammette il centrocampista. «Ci fa piacere essere lì, ma quello che conterà di più sarà vederla lì a fine stagione. Lavoriamo quotidianamente per quello». Una frase che fotografa bene il momento della squadra: soddisfazione per quanto fatto, ma nessuna intenzione di fermarsi a guardare la classifica.
Dietro i risultati c'è un lavoro quotidiano sull'atteggiamento, uno degli aspetti sui quali il tecnico insiste maggiormente. «Non volevamo prendere gol. Il mister ci fa lavorare su questo ogni giorno. È l'atteggiamento che ci portiamo avanti dal martedì alla domenica». Le vittorie, secondo Laaribi, stanno facendo crescere soprattutto la consapevolezza del gruppo: «Ci fanno capire che è la strada giusta che dobbiamo percorrere fino in fondo».
Il messaggio dell'allenatore è chiaro: pensare prima di tutto a ciò che la squadra può controllare. «Il suo messaggio è che dipende tutto da noi. È consapevole della squadra che siamo e l'impronta che ci dà è quella di pensare a noi». Una filosofia che il capitano sembra aver fatto propria e che si accompagna alla necessità di non lasciarsi trascinare troppo dall'entusiasmo esterno.
Perché fuori dal centro sportivo, intanto, la città si è riaccesa. E Laaribi racconta un rapporto con Reggio che va ben oltre i novanta minuti della domenica. «Non trovo le parole giuste per descrivere l'affetto della gente. Cerchiamo di ricambiarlo per quanto possiamo, è un onore per noi. Anche quando ci incontriamo per strada, viviamo la città in maniera viscerale».
È uno dei passaggi più sentiti dell'intervista. Il capitano parla di una città nella quale i calciatori finiscono per sentirsi parte integrante del tessuto quotidiano. «Tutti si innamorano di questa città proprio per l'affetto delle persone. Mi auguro che riusciremo a regalare la gioia più grande che da tre anni tutti aspettiamo».
Il percorso, però, passa anche attraverso partite complicate, come quella di Lamezia Terme, condizionata dalle condizioni del terreno di gioco e dai 45 minuti di attesa prima del fischio d'inizio. Una situazione che avrebbe potuto alterare concentrazione e preparazione, ma che la Reggina ha saputo gestire. «Inizialmente la volontà era quella di aspettare per vedere le condizioni del campo. Alla fine abbiamo giocato e abbiamo scoperto un altro lato che magari gli altri non pensavano avessimo. Invece abbiamo vinto ugualmente».
Nessuna titubanza, assicura Laaribi: «Non abbiamo mai avuto dubbi, volevamo giocare e vincere. L'attesa di 45 minuti la colmi con la voglia di ottenere il risultato».
E mentre la piazza sogna, il capitano prova a tenere il gruppo con i piedi per terra. «Noi vogliamo che la piazza abbia entusiasmo, ma dobbiamo pensare a quello che dobbiamo fare partita dopo partita. Nel calcio è un attimo che sei su e poi giù. Apprezziamo l'entusiasmo, ma dobbiamo stare con i piedi per terra giorno dopo giorno».
Una solidità che nasce anche dall'interno dello spogliatoio. Laaribi racconta di un gruppo unito e di una concorrenza vissuta senza tensioni, anche nel suo ruolo, dove condivide spazio e responsabilità con Acquadro. «Lo spogliatoio è unito, come lo è sempre stato. A noi interessa quello che difendiamo, non tutto il resto. Non c'è mai stato il pensiero che uno potesse essere l'alternativa dell'altro: siamo tutti importanti».
E sul rapporto con il compagno di reparto non lascia spazio a interpretazioni: «Io e Acquadro abbiamo un rapporto ottimo. Conviviamo nello stesso ruolo e non c'è pensiero negativo l'uno dell'altro. Lo stimo molto dal punto di vista tecnico». Una competizione che, secondo il capitano, è stata studiata anche dalla società nella costruzione della rosa: «Penso che abbiano voluto costruire coppie in ogni ruolo. Sono stati bravi anche in questo. In ogni ruolo c'è competizione, ma è una competizione sana».
Laaribi torna poi alla scorsa estate e alla sua riconferma, arrivata dopo l'avvento del nuovo allenatore. «Non mi aspettavo la riconferma della società. Quando è arrivato il mister si è accesa una speranza. C'è sempre una società, un mister, un direttore che decide. Quando è arrivata la chiamata che speravo sono rimasto davvero contento».
Difficile, invece, individuare una sola spiegazione per il diverso andamento rispetto alla stagione precedente. «Non è semplice rispondere. Essendo all'interno non ti saprei dire con esattezza. Chi c'è stato prima e chi c'è ora ha sempre voluto il bene della Reggina sotto tutti i punti di vista. Non è facile trovare la chiave di lettura». La sensazione, però, è stata sempre positiva: «Tutti sono sempre stati dalla stessa parte».
Il capitano dedica poi parole importanti ai giovani che stanno trovando spazio. Fazio e Toscano, dice, «sembrano due veterani» e stanno dimostrando di avere personalità nonostante l'età. Ma il messaggio riguarda tutta la rosa: «Anche chi fino ad ora ha trovato poco spazio ha capacità importanti. Ci sono tanti fattori che compongono un cammino». L'esempio è quello di Palmieri: «Vedete il suo infortunio e Toscano è stato subito pronto».
Infine, un retroscena sulla sua evoluzione tattica. Laaribi ricorda il consiglio ricevuto anni fa da mister Trocini, quando i due erano ancora avversari: «Mi disse: “Se vuoi diventare calciatore, l'anno prossimo devi giocare in C con me davanti alla difesa”. Mi aveva visto in una partita. Questa intuizione la devo a lui».
E in una Reggina che prova a costruire il proprio presente senza dimenticare le proprie radici, non poteva mancare un pensiero per il dottor Favasuli. «È un'istituzione. Per me rappresenta la Reggina. Ovunque andiamo è conosciuto, è una figura troppo importante per noi. Nonostante le società che passano, lui rimane e questo dimostra tanto».
Parole che raccontano una squadra consapevole del momento che sta vivendo, ma soprattutto un capitano che conosce bene il peso della maglia che indossa. La classifica oggi sorride alla Reggina, ma Laaribi guarda già oltre: l'obiettivo, come ripete più volte, è arrivare fino in fondo. E provare a trasformare l'entusiasmo di una città in quella gioia che Reggio aspetta ormai da tre anni.