Nato a Milano da genitori calabresi
Andrea Mirarchi, 22 anni, studente dell’Accademia di Brera a Milano, nato a Milano da genitori calabresi, non si è rassegnato a trascorrere le vacanze in una Favazzina assalita da turisti e, nel tempo, stravolta da trasformazioni edilizie e paesaggistiche spesso selvagge. Da artista ha colto tutto il fascino e la forza identitaria di un luogo che guarda Scilla e Cariddi. Per raccontarlo ha scelto un muro di recinzione di confine tra il mare e la terra, trasformandolo in un racconto capace di evocare mito e memoria nascosti e invisibili nella profondità geologiche e storiche dello Stretto omerico.
Così il muro si anima di mostri, cavalli alati, citazioni, scene, atmosfere mitologiche, che lo smaterializzano, diventa cielo e specchio della realtà nascosta, ma capace ancora di parlare d’identità e di memoria e, soprattutto di speranza, in una sequenza elogio della bellezza intravista indifferentemente nei mostri ‘buoni’ e nei paesaggi surreali di scene danzanti, di alberi a primavera e di case in attesa del ritorno. Il tema è ancora il viaggio come narrazione interiore e capacità di attraversare realtà nella loro condizione di visibile e invisibile.
Andrea ci invita a conoscere, ci da strumenti per guardare oltre la realtà del degrado e della trasformazione anonima di un turismo capace di sovrapporsi con indifferenza alle identità locali, in un luogo che, nonostante tutto, ancora parla alla storia universale. Lo fa con un frammento d’arte che interrompe un continuum edilizio caotico e privo di qualità e ‘sicuramente’ come omaggio a un piccolo borgo incastonato in uno dei luoghi più affascinanti sul piano ambientale e paesaggistico.
Il murales di circa 20 m lineari è stato inaugurato il 17 agosto in presenza di numerosi bagnanti e turisti, con il commento diretto dell’artista.