Il movimento attacca: “Miliardi per il Ponte, zero per la sicurezza e le strade dell'Aspromonte”
Estate amara per le comunità dell'Aspromonte e della Locride, costrette a rinunciare ad alcune delle celebrazioni religiose più radicate della tradizione. A Roccaforte del Greco la processione di San Rocco è stata interrotta dalle forti piogge che hanno messo in evidenza, ancora una volta, la fragilità idrogeologica del territorio. A San Luca, invece, la Prefettura ha disposto il divieto di accesso al santuario della Madonna di Polsi per l'impraticabilità della strada, obbligando i fedeli a un “ripiego” a Locri, senza la statua.
Un doppio colpo che ha acceso la protesta del movimento No Ponte , che in un comunicato parla di “territori dimenticati e popolazioni abbandonate”. Secondo gli attivisti, la sospensione delle processioni sarebbe il simbolo di un più ampio disinteresse delle istituzioni verso le aree interne della Calabria.
"Mentre miliardi vengono destinati al Ponte sullo Stretto - si legge nella nota - mancano fondi per strade, viabilità, prevenzione e messa in sicurezza. È inaccettabile che le comunità non possano celebrare le proprie tradizioni per l'abbandono delle infrastrutture esistenti, mentre si finanziano opere calate dall'alto e inutili alla cittadinanza".
Il comunicato richiama anche il tema della questione meridionale , denunciando un “colonialismo interno” che ridurrebbe il Sud a “terra di commissariamenti e poteri imposti dall'alto”.
"Il Ponte sullo Stretto - scrivono i No Ponte - è l'ennesima espressione di un modello che toglie dignità ai territori per regalare miliardi alle lobby del cemento. Intanto crollano viadotti e strade restano chiuse per frane e smottamenti".
Il movimento lega queste scelte politiche anche all'attuale quadro nazionale e regionale:
"Questo governo che grida 'prima gli italiani' è lo stesso che impedisce lo svolgimento di eventi nei quali si esprimono identità, tradizioni e memoria delle comunità. Tutto il resto è propaganda, giocata sulla pelle dei calabresi".
In conclusione, i No Ponte ribadiscono la necessità di un piano straordinario di messa in sicurezza dal rischio idrogeologico, di progetti di tutela degli ecosistemi, di politiche serie per occupazione e sviluppo delle aree interne.
"Solo così - affermano - potremo ridare futuro a territori oggi lasciati soli. Non con un'opera faraonica che non serve a chi vive in Calabria e in Sicilia, ma solo a chi spera di arricchirsi sul cemento".