Viene respinta al mittente l’accusa di assistenzialismo rivolta alla proposta avanzata da Pasquale Tridico, ex presidente Inps
«Definire il Reddito di Dignità una fake news è una provocazione che non sta in piedi. Non è un’illusione, ma uno strumento di giustizia sociale, di emancipazione e di libertà per chi vive nella povertà». Con queste parole viene respinta al mittente l’accusa di assistenzialismo rivolta alla proposta avanzata da Pasquale Tridico, ex presidente Inps, che immagina un Reddito di Dignità regionale collegato alle politiche attive del lavoro e al rilancio della sanità.
Secondo i promotori, «la vera illusione che ha distrutto la Calabria è l’assistenzialismo clientelare che per decenni ha soffocato le energie migliori, impoverito la nostra terra e costretto generazioni di giovani a emigrare». L’obiettivo del nuovo strumento sarebbe quindi offrire diritti e opportunità, non promesse vane.
A conferma dell’utilità di un sostegno economico strutturato, viene richiamata l’esperienza del Reddito di Cittadinanza, definito «non fumo negli occhi, ma un aiuto reale per migliaia di famiglie calabresi». La novità proposta da Tridico punta a una misura legata alla formazione, al lavoro e ai servizi essenziali, capace di garantire inclusione e dignità.
La polemica politica resta accesa. Forza Italia ha parlato di “illusioni assistenzialiste”, ma i dati fotografano una realtà complessa:
in Calabria un cittadino su due vive in condizioni di povertà, il doppio della media europea;
la disoccupazione giovanile supera il 30%;
la sanità è commissariata dal 2010, con ospedali chiusi e pronto soccorso al collasso;
negli ultimi dieci anni la regione ha perso oltre 200 mila abitanti, con interi borghi svuotati.
«Mentre accadeva tutto questo – accusano i sostenitori della misura – il centrodestra ha governato tra slogan e passerelle, senza costruire soluzioni strutturali».
Il Reddito di Dignità, spiegano, è solo un tassello di un progetto più ampio che guarda anche a sanità, turismo, agricoltura e aree interne, con l’obiettivo di restituire alla Calabria sviluppo e diritti.
«Basta clientele, basta fumo negli occhi: i calabresi meritano di vivere bene qui, non di sopravvivere o di emigrare», è il messaggio finale.