Le parole del consigliere Domenico De Marco
L’approvazione da parte del CIPESS lo scorso 6 agosto ha segnato un passaggio storico: il Ponte sullo Stretto, atteso per decenni, non è più solo un progetto, ma un’opera avviata verso la realizzazione. Un’infrastruttura destinata a incidere in modo decisivo su sviluppo, lavoro e modernizzazione di Calabria e Sicilia.
Eppure, mentre i cittadini guardano con attesa ai prossimi passi, non mancano le polemiche politiche. Al centro del dibattito finisce la sindaca di Villa San Giovanni, accusata di sfruttare la vicenda Ponte più per visibilità mediatica che per rappresentare gli interessi della comunità.
Secondo le critiche, negli ultimi giorni la prima cittadina sarebbe arrivata persino a sostenere che la realizzazione del Ponte necessiti dell’autorizzazione della Corte dei conti. Una tesi definita «priva di fondamento» e utile solo a «ritagliarsi spazio sui giornali». In realtà, spiegano gli esperti, la Corte si limita – come per ogni opera pubblica – a verificare la conformità economico-finanziaria delle delibere, senza alcun potere di annullarle. Un passaggio tecnico, trasformato però dalla sindaca in un presunto ostacolo, col rischio di confondere i cittadini.
La polemica si allarga anche a Reggio Calabria, dove il sindaco si è recentemente riscoperto “no ponte”, secondo i detrattori «per convenienza politica e per strizzare l’occhio a sinistra e M5S». Una scelta che, sottolineano, non gli è comunque valsa la candidatura a governatore della Calabria.
Al di là delle schermaglie, l’appello che arriva dal fronte favorevole all’opera è chiaro: i sindaci devono abbandonare le passerelle politiche e sedersi ai tavoli decisionali non per dire “no” a priori, ma per ottenere opere compensative e ridurre i disagi per le comunità. Non mancano precedenti: il lungomare di Reggio Calabria, “il chilometro più bello d’Italia”, nacque proprio come opera compensativa delle Ferrovie dello Stato.
In una regione ultima nelle classifiche europee, i sostenitori del Ponte vedono nell’opera un cambio di passo epocale, capace di garantire:
nuovi posti di lavoro,
trasporti veloci ed efficienti,
rilancio del turismo e degli investimenti,
potenziamento dei collegamenti stradali e ferroviari,
soluzioni definitive a problemi cronici come depurazione e carenza infrastrutturale.
«Il tempo delle dichiarazioni in cerca di titoli è finito – è il monito –. Ai sindaci si chiede di indossare i panni delle comunità che rappresentano, non quelli di aspiranti candidati in cerca di ribalta».