Toponomastica, Via Arangea (Grangia): il Comune approva, i consiglieri pagano. Ma il regolamento dice altro

Autore Grazia Candido | mer, 27 ago 2025 09:49 | Toponomastica Consiglieri-Comunali Spese-Sostenute Via-Arangea-Grangia

La targa finisce al centro di un caso politico. I promotori dell’intitolazione sostengono le spese


Una targa, un nome e una domanda che si fa strada tra cittadini e addetti ai lavori: chi deve pagare per l’intitolazione di una via? La vicenda riguarda la recente intitolazione della strada ex "Via Ravagnese Gallina I e II Tratto", oggi denominata Via Arangea (Grangia). Un’operazione toponomastica apparentemente ordinaria, ma che ha sollevato interrogativi su trasparenza amministrativa e rispetto delle regole.

Secondo quanto emerso, a sostenere i costi per l’affissione della targa stradale – e presumibilmente per l’intero iter burocratico – sarebbero stati alcuni consiglieri comunali sollecitati dai residenti. Una scelta che, se da un lato potrebbe apparire come un gesto di responsabilità o attenzione verso la comunità, dall’altro entra in contrasto con quanto previsto dal Regolamento comunale sulla Toponomastica.

Infatti, l’articolo 30 del regolamento è chiaro: le spese per la realizzazione e posa in opera delle targhe toponomastiche spettano al Comune, non ai privati cittadini né – tantomeno – agli stessi membri del Consiglio comunale.

Il fatto che l’iniziativa sia stata accompagnata dal pagamento diretto da parte degli stessi promotori politici solleva un dubbio non trascurabile: si sta forse creando un precedente in cui l’onere economico dell’attività amministrativa viene scaricato su chi propone, indipendentemente dalle norme?

Ci si chiede, inoltre, come mai nessuno dei consiglieri comunali coinvolti abbia sollevato obiezioni rispetto a questa anomalia. Nessuna mozione, nessuna richiesta formale al Comune affinché rispettasse il regolamento vigente. Tutto è stato accettato in silenzio, o peggio ancora, normalizzato.

In altri casi simili, accade che a farsi carico dei costi siano gruppi di cittadini, comitati o associazioni locali, pur di vedere riconosciuta una toponomastica che rispecchi la storia o l’identità del quartiere. Ma anche in questi casi, si tratta di pratiche che, per quanto legittime nelle intenzioni, esulano dalla corretta applicazione delle norme comunali.

Che messaggio si lancia ai cittadini? Che il rispetto delle regole è opzionale? O che chi ha più possibilità economiche – o più potere politico – può permettersi di accedere a un “servizio” che, in teoria, dovrebbe essere garantito in modo equo e regolamentato?

La questione non è solo burocratica. È politica, etica e amministrativa. Se un regolamento viene disatteso proprio da chi siede nei banchi del Consiglio comunale, quale credibilità può avere l’istituzione? E soprattutto: chi vigila sull’applicazione delle regole?

In attesa di risposte ufficiali, la targa di Via Arangea (Grangia) così come altre in casi similari restano lì, testimoni silenziose di una vicenda che merita ben più di una riflessione formale. Perché la toponomastica, in una città come Reggio Calabria, non è solo una questione di nomi, ma di memoria, legalità e rispetto delle regole.


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