Ennesimo addio di un medico cubano dalla Calabria: Tavernise (M5S) accusa Occhiuto

Autore Giorgia Rieto | mar, 02 set 2025 15:22 | Tridico Regionali Tavernise

Il dottor Robernay, ortopedico cubano integrato da anni nel tessuto sociale e sanitario calabrese, è costretto a lasciare la regione

L’ennesimo addio di un medico cubano dalla Calabria, questa volta dall’ospedale di Polistena, riapre il dibattito sulla crisi della sanità regionale. A commentare duramente la vicenda è il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Davide Tavernise, che parla di “totale fallimento di Roberto Occhiuto e del centrodestra che ha voluto e imposto il commissariamento della nostra sanità”.

Il dottor Robernay, ortopedico cubano integrato da anni nel tessuto sociale e sanitario calabrese, è costretto a lasciare la regione. Secondo Tavernise, la fuga di medici stranieri come lui è la dimostrazione di un sistema allo stremo: «In questi quattro anni abbiamo assistito solo a promesse vane e propaganda, mentre gli ospedali venivano svuotati, i concorsi deserti e i professionisti umiliati con stipendi non dignitosi e condizioni di lavoro insostenibili».

Il consigliere M5S sottolinea come “l’illusione dei medici cubani si sia rivelata l’ennesima toppa su un sistema già in crisi”, con conseguenze per i cittadini costretti a curarsi fuori regione. Il Comitato di tutela della salute della Piana di Gioia Tauro ha definito la situazione “sfruttamento e ipocrisia istituzionale”.

«La verità – prosegue Tavernise – è che Occhiuto e la sua maggioranza hanno affossato ancor di più la sanità calabrese. Non una riforma, non un piano di assunzioni serio, non un segnale di meritocrazia: solo commissariamenti e chiacchiere».

Secondo Tavernise, il tempo dell’ipocrisia è finito e la Calabria ha bisogno di una svolta. «Serve un modello sanitario nuovo, che metta al centro i pazienti e i professionisti, non gli interessi di pochi. Con Pasquale Tridico questa svolta è possibile: competenza, serietà e rispetto per il diritto alla salute dei calabresi. Dopo quattro anni persi, è ora di cambiare pagina».

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