Le novità saranno applicate a partire dal prossimo anno scolastico
Arriverà giovedì in Consiglio dei Ministri il decreto che riforma gli esami di Maturità. A partire dal nome: non si chiameranno più esami di Stato ma esame di Maturità.
La riforma - stando a quanto ha detto il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara nei mesi scorsi - punta anche a ridefinire la struttura complessiva dell'esame, in particolare del colloquio. La nuova formulazione della prova orale dovrebbe infatti essere pensata per valutare con maggiore attenzione l'autonomia, la consapevolezza e la capacità di argomentazione dello studente.
Altro punto centrale, chi si rifiuterà volontariamente di partecipare al colloquio, pur avendo completato le prove scritte - come è avvenuto in alcuni casi durante gli ultimi esami di Stato - dovrà ripetere l'anno scolastico mentre finora era possibile essere promossi, pur non sostenendo gli orali, grazie ai crediti ottenuti e alle prove scritte.
Le novità saranno applicate a partire dal prossimo anno scolastico e dunque le nuove regole entreranno in vigore con la Maturità del 2026.