In passato il Comune sollecitò i parenti a sostenere le spese, la targa fu pagata da un’associazione
“Quel piazzale doveva essere un simbolo di legalità. Ora è recintato, sporco, dimenticato. È come fosse in galera. Se non verranno presi provvedimenti, chiederemo la revoca dell’intitolazione”.
Con queste parole cariche di amarezza Sabatino Rende, agente della Polizia di Stato e fratello di Luigi – la guardia giurata uccisa il 1° agosto 2007 durante una rapina a un furgone portavalori davanti all’Ufficio Postale di via Ecce Homo a Reggio Calabria – denuncia il totale stato di abbandono del piazzale intitolato proprio alla memoria del parente.
Luigi Rende morì compiendo il proprio dovere, in uno scontro a fuoco, difendendo valori che oggi la famiglia sente profondamente calpestati. A pochi passi dall’ospedale “Morelli”, quel piazzale intitolato in suo onore doveva rappresentare un luogo della memoria, un presidio civile, uno spazio vivo di testimonianza. Oggi, invece, è chiuso, invaso da erbacce, dimenticato da chi avrebbe dovuto prendersene cura.
“Ci passo con mia madre e mia nipote Sharon, la figlia di Luigi - racconta Sabatino - e sento un dolore doppio. Prima mia madre vedeva la lapide coperta di sporcizia e diceva ‘guarda il nome di tuo fratello tra i rifiuti’. Ora non può neanche più avvicinarsi: è tutto chiuso, sembra un carcere. Una piazza dedicata a un uomo morto per la legalità, che in un’altra città sarebbe un fiore all’occhiello, qui è stata trasformata in simbolo di abbandono e degrado”.
Il dolore è amplificato dalla consapevolezza di come tutto fosse stato pensato con un intento nobile: “Avevamo scelto quel punto proprio perché sarebbe sorto lì il Grande Ospedale Metropolitano. Immaginavamo le famiglie, i malati, i cittadini a passeggiare in una piazza pulita, ordinata, con un significato. Ora, ha assunto un valore opposto: è diventata un simbolo di inciviltà”.
A far esplodere l’indignazione, anche una proposta arrivata dal Comune: “Mi chiesero se la Polizia di Stato potesse ‘adottare’ il piazzale. Ma vi rendete conto? Noi siamo Polizia, non una ditta di giardinaggio. Per mio fratello avrei pulito con le mani nude, certo, ma è il Comune che deve assumersi le sue responsabilità. Lo spazio è pubblico, deve essere rispettato e curato dalle autorità competenti”.
Nel tempo, per cercare di rimediare, la famiglia Rende ha anche piantato alberelli, sistemato aiuole, ma oggi tutto è stato soffocato dalle erbacce.
“La targa commemorativa con il nome di Luigi fu pagata da un’associazione – racconta Sabatino – perché c’è stato un momento in cui persino alla famiglia fu chiesto di sostenere le spese. È inaccettabile”.
Ancora oggi, a 18 anni dalla tragica morte di Luigi, il suo nome torna a risuonare nelle scuole e nelle iniziative sulla legalità.
“A giorni, andrò a parlare agli studenti. Si è pensato anche ad un’interrogazione parlamentare sul caso di mio fratello, perché è morto per la legalità. Il suo ricordo è vivo. Ma, lo è anche il dolore di vederlo trattato così dalle Istituzioni locali”.
Sabatino Rende è netto: “Se la situazione non cambierà, ci rivolgeremo al Ministero dell’Interno per chiedere formalmente la revoca dell’intitolazione. È meglio niente, che vedere il nome di Luigi sepolto sotto l’erba alta e l’indifferenza. Doveva essere un luogo d’onore. Oggi, sembra una punizione”.
La sua denuncia è un appello accorato: “Il cancello del piazzale è chiuso, non passa più nessuno. Prima lì c’era persino una carrozzeria all’aperto, pezzi di macchine, sportelli abbandonati. Tutto sotto un ospedale. E adesso, quel luogo è irraggiungibile. Ma che senso ha, intitolare una piazza alla legalità, se poi la nascondi dietro un recinto?”.
Il messaggio finale è rivolto alle Istituzioni e ai cittadini: “A Reggio, il nome di Luigi dovrebbe ricordare a tutti cosa significa scegliere la legalità. Ma perché questo accada, serve rispetto. Serve dignità. E serve azione. La memoria non può essere lasciata all’incuria”.