L’omaggio negato ai figli illustri della città. Chiuso anche il piazzale dedicato a Rende
C'è un angolo della città dove il tempo sembra essersi fermato. Ma non in senso romantico o suggestivo: piuttosto nel segno dell’abbandono. È il caso della targa dedicata al professor Francesco Crucitti, il celebre chirurgo originario di Melito Porto Salvo che operò Papa Giovanni Paolo II e che morì nel 1998. Un nome che ha fatto la storia della medicina italiana e che oggi, giace dimenticato, dietro un cancello chiuso, coperto da sterpaglie.
La targa commemorativa si trova all’interno di quello che doveva essere il parcheggio dell’ospedale Morelli, un’opera mai completata e abbandonata da anni, proprio come il piazzale dedicato alla guardia giurata Luigi Rende, altra figura simbolica per la città. Un luogo che doveva essere di servizio e di memoria, è oggi l’ennesimo esempio di incompiuta, ma soprattutto di disinteresse civico.
Le domande che rimbalzano da anni tra i cittadini sono sempre le stesse: quando saranno ultimati i lavori del parcheggio? E perché l'area è ancora chiusa alla comunità, quando potrebbe rappresentare non solo una risorsa logistica per l’ospedale, ma anche uno spazio di memoria viva?
Il terreno è oggi invaso da erbacce, sterpaglie, rifiuti. Le targhe commemorative sono praticamente invisibili, sommerse dal degrado, dimenticate da chi avrebbe il dovere di custodirle. E qui sorge un altro quesito: a chi spetta la manutenzione di quell’area? Una matassa burocratica che nessuno sembra voler sciogliere.
Non sono solo i cittadini a indignarsi. Anche i familiari delle persone ricordate con quelle targhe si dicono amareggiati. Perché dedicare una via, un piazzale, una targa a una persona significa riconoscerne il valore, restituire alla comunità un pezzo di storia. Ma, se poi tutto viene lasciato all'incuria, che senso ha commemorare?
La targa del dottor Crucitti, peraltro, si trova in una via poco visibile, oscurata dalla vegetazione e fuori dai percorsi principali. Una posizione che molti ritengono inadeguata. Forse, suggeriscono alcuni, sarebbe giusto spostarla in un luogo più centrale, più dignitoso, dove possa essere vista, letta, ricordata.
Questa vicenda non è solo una questione di decoro urbano. È soprattutto una questione culturale e morale. Ricordare personalità che hanno dato un contributo importante, che sia nella medicina, come Crucitti, o nella sicurezza, come Rende, non può ridursi a una cerimonia e una targa. È un impegno che dura nel tempo e che va rispettato.
I reggini pretendono risposte e spronano le autorità competenti a “non lasciare chiuse dentro un recinto delle targhe che dovrebbero essere patrimonio pubblico”.
In attesa che le Istituzioni si pronuncino, resta solo l’amaro di una città che, troppo spesso, dimentica se stessa. E di una memoria che, purtroppo, finisce per appassire insieme alle erbacce.