Russia, Putin e l’eredità dispersa

Autore Redazione Web | mer, 10 set 2025 09:07 | Repubbliche-Socialiste-Sovietiche Guerra Putin Eredità

L'analisi dell'ex parlamentare Vincenzo D'Anna


di Vincenzo D'Anna - Sembra sia passato un secolo da quando la rivoluzione gentile di Mihail Sergeevic Gorbacëv, presidente dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche e di Boris Eltsin, suo successore, cancellavano l'apparato statale tirannico, liberticida e crudele della Russia dei Soviet. Tutto era cominciato negli anni ‘80 del secolo scorso con la perestroika (ristrutturazione) che metteva in moto un serie  di riforme politiche ed economiche. A corollario della stessa venne poi la glasnost (trasparenza) e con essa si aprirono gli archivi segreti del Kgb e della Nkvd ( i famigerati apparati  di polizia sovietica )  con il popolo che riuscì finalmente a decifrare e conoscere tutti i crimini commessi in nome del comunismo nello loro piena e tragica dimensione.

Già nella precedente denuncia,  seppure parziale ed edulcorata  fatta, per finalità di successione politica tutta  interna al “polit bureau”sovietico,  dal successore di Stalin, Nikita Krusciev, al XX congresso del Pcus nel 1956, erano state enumerate le illegalità compiute da Stalin, denunciate le violazioni  del principio leninista della guida collettiva ed erano stati fatti i nomi di molti di coloro i quali erano stati irregolarmente processati e giustiziati. Quella di Gorbacëv ed Eltsin fu, invece, una denuncia piena e storica, completa di tutti i crimini  del cosiddetto “socialismo reale“ che fungeva da monito sia per il popolo sia per l’esercito russo, evidenziando quanto ci fosse bisogno di un radicale ripensamento politico ed istituzionale: una diversa  tipologia di Stato, di godimento delle libertà occidentali in campo politico, economico e sociale. Insomma la Russia si destrutturava e ricominciava  abbandonando il modello della forzata eguaglianza  e del terrore ideologico, lasciando libere le diverse etnie di costituire, nei loro territori,  realtà indipendenti in accordo con la nuova classe dirigente centrale russa. Liberato  dal giogo  del partito unico, quello comunista, furono anche i paesi satelliti  (Ungheria, Polonia, Romania, Bulgaria, Germania Orientale).

Libere elezioni parlamentari, pluralismo politico e culturale, apertura della borsa  valori e libera economia di mercato, vennero introdotte in tutta quell’area ex sovietica per libera scelta di quei  popoli. Ebbene questo è quello che ha ereditato e  poi distrutto, distorto oppure disatteso, con le logiche di arricchimento degli oligarchi, suoi amici e finanziatori, con l’assassinio politico dei dissenzienti (giornalisti, intellettuali, oligarchi), la carcerazione degli oppositori politici (compresi  ministri del suo stesso governo), quel satrapo che risponde al nome di Vladimir Putin. Un ricordo sommario di quella parte di Storia contemporanea che molti, anche in Italia, hanno accantonato oppure tuttora ignorano.  Che, qualora fossero  state perse, oppure conculcate,  le  conquiste di libertà in Russia, la situazione in quella nazione sarebbe tornata alla barbarie dell’Urss, lo aveva previsto, profeticamente, l'ex presidente americano Richard Nixon nel 1992. Riporto testualmente: “Se Eltsin fallisce, le prospettive per i prossimi 50 anni diventeranno fosche. Il popolo russo non tornerà al comunismo. Ma un nuovo, più pericoloso dispotismo, basato sul nazionalismo russo estremista,  prenderà il potere. Se un nuovo dispotismo prevarra, tutto ciò che è stato conquistato nella grande rivoluzione pacifica del 1991 andrà perduto. La guerra potrebbe scoppiare nell'ex Unione Sovietica quando i nuovi despoti useranno la forza per ripristinare i confini storici dell’ URSS.”

Una  lucida e presaga visione che ha avuto in Ossetia,  Alpcatia , Cecenia ed Ucraina una puntuale riprova. Una lezione che dovrebbe essere impartita agli irenici  a senso unico,  ai simpatizzanti di Putin, ai  politici distopici che esecrano il genocidio in Palestina e non vedono quello in Ucraina. Agli occhiuti censori  del governo Netanyahu e del sistema democratico di Tel Aviv e non della Russia e del Tiranno del Cremlino. Insomma che non lo comprenda, purtroppo,  Donald Trump nella sua rozzezza politica pragmatica e mercantile, ci può anche stare, ma che fingano di non saperlo i governi europei e parte degli intellettuali nostrani, è intollerabile in quanto smaccatamente falso. Come uscirne? Seguendo la via maestra, la difesa dei diritti dei popoli, la tutela dei valori di libertà e democrazia senza i quali tutto è perduto, oppure provvisorio e traballante in futuro.

Ma non basta se quei valori non sono sentiti veramente, tanto da indurre una rivoluzione delle coscienze,  che ci svegli come Europei dal torpore portato dall’opulenza degli stili di vita, sempre più  arrendevoli per conservare gli agi e le comodità di cui godiamo. Insomma la “chiamata alle armi” riguarda tutti noi nessuno escluso, perché, parafrasando Pericle, non c’è felicità senza libertà, né libertà senza coraggio.

 



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