Agricoltura delle vallate reggine in sofferenza: il Consorzio unico irriguo ancora bloccato

Autore Giorgia Rieto | mer, 10 set 2025 16:34 | Carenza-Idrica Vallata-Del-Gallico Consorzio

A lanciare l’allarme è una lettera aperta rivolta ai consiglieri metropolitani e regionali

Le vallate del Valanidi, del Sant’Agata, del Calopinace e del Gallico continuano a subire la siccità e la scarsità d’acqua, nonostante la nascita del Consorzio unico di bonifica della Calabria, creato con l’obiettivo di razionalizzare e unificare la gestione idrica regionale.

A lanciare l’allarme è una lettera aperta rivolta ai consiglieri metropolitani e regionali, attuali e futuri, in cui si sottolinea come la questione della gestione dell’acqua per l’agricoltura non sia un dettaglio tecnico, ma un problema vitale per la sopravvivenza delle coltivazioni locali.

Il Consorzio unico, nato per dare indirizzo e coordinamento, “non è ancora decollato” si legge nella lettera. Sul territorio, infatti, non si vedono attività concrete, e la distribuzione dell’acqua ai campi continua a dipendere dai consorzi locali, privi di riconoscimento giuridico. Senza questi, l’acqua non arriverebbe mai a destinazione, evidenziando un paradosso: un ente regionale può coordinare, ma non sostituirsi alla gestione quotidiana, fatta di manutenzione delle tubazioni, progettazione degli invasi e organizzazione dei turni di distribuzione.

La proposta è chiara: la Regione deve mantenere il ruolo di regia politica e programmazione, ma restituire autonomia operativa ai consorzi locali, dotandoli di riconoscimento giuridico e strumenti concreti. Solo così sarà possibile garantire una gestione efficiente dell’acqua, raccogliendo le piogge invernali e distribuendole ai campi durante l’estate, rendendo l’agricoltura non solo possibile, ma anche remunerativa.

Dal punto di vista tecnico e giuridico, il percorso è percorribile: la Regione ha le competenze per ridefinire il modello e restituire autonomia ai territori. Ma, come sottolineano gli autori della lettera, il vero nodo è politico: “decidere se vogliamo davvero dare all’acqua e all’agricoltura la centralità che meritano”.

L’invito finale rivolto ai consiglieri metropolitani e regionali è chiaro: non lasciare soli i contadini. Senza una rete vicina e funzionante, senza acqua, l’agricoltura eroica delle vallate reggine rischia di scomparire, con la perdita non solo di reddito, ma di identità, paesaggio e patrimonio culturale.

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