Reggio Calabria, mamma Lehila: "Mio figlio escluso dallo sport perché considerato disabile, ma la vera vittoria è includere"

Autore Grazia Candido | lun, 15 set 2025 09:21 | Inclusione Sport Bambino Denuncia-Mamma

Lo sport è fondamentale per il benessere psicofisico del bambino


Lehila è la mamma di Salvatore, un bambino di 7 anni con tanta voglia di vivere e un grande amore per lo sport. Ma proprio quella passione, che dovrebbe essere un diritto per ogni bambino, gli è stata inizialmente negata. Il motivo? Il suo disturbo del neurosviluppo.

“Mio figlio è un bimbo curioso, fa la seconda elementare, ama correre, giocare e sogna di indossare una divisa da calciatore come i suoi coetanei. Salvatore ha una diagnosi che comprende un ritardo del linguaggio, ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività) e un disturbo oppositivo provocatorio. È un bambino che si distrae facilmente, a volte si oppone quando non vuole fare qualcosa e il suo linguaggio non è ancora perfetto, ma è completamente autonomo e riesce a farsi capire in ogni situazione”.

Quando Lehila ha deciso di iscrivere Salvatore a una scuola calcio, lo ha fatto seguendo anche le indicazioni degli specialisti che da tempo, sostengono la famiglia: lo sport è fondamentale per il suo benessere psicofisico. Tuttavia, la risposta ricevuta da una nota società sportiva è stata sconfortante.

“Ho contattato questa società per chiedere informazioni e far fare a mio figlio almeno le prove gratuite. Mi hanno liquidata con un messaggio su WhatsApp dicendo che ‘non hanno operatori per seguire mio figlio’. Non hanno voluto nemmeno conoscerlo, né chiedere di cosa avesse realmente bisogno. Hanno semplicemente detto no, senza nemmeno dargli una possibilità”.

Per Lehila, la delusione è stata enorme, ma non si è data per vinta.

“Mio figlio non ha bisogno di operatori specializzati, ma solo di istruttori che abbiano passione, pazienza e voglia di mettersi in gioco. Nessuno chiede trattamenti speciali, solo l'opportunità di provare”.

E alla fine, quell’opportunità è arrivata. Una seconda società sportiva ha accolto Salvatore a braccia aperte.

“Quando ho spiegato la situazione, la loro risposta mi ha commossa: “La vera vittoria per un istruttore è riuscire a insegnare ad un ragazzo speciale una disciplina. È facile lavorare con tutti, ma la vera sfida è farlo con loro”.

Oggi Salvatore va agli allenamenti con entusiasmo, cresce, si diverte e si sente parte di qualcosa. Un piccolo grande traguardo che dovrebbe essere garantito a ogni bambino.

“Racconto questa storia non per puntare il dito, ma per sensibilizzare. L’inclusione non è uno slogan: è una scelta quotidiana che si misura nelle risposte, nei gesti e nella voglia di vedere il potenziale anche dove altri vedono solo difficoltà”- postilla mamma Lehila.


Aggiornamenti e notizie