San Marco Argentano, bambino con ADHD escluso da scuola e destinato a comunità rieducativa. Il caso scuote le coscienze

Autore Grazia Candido | lun, 15 set 2025 13:46 | Escluso-Da-Scuola Inclusione Formazione Bambino-Con-Adhd

La madre: "Mio figlio ha diritto ad essere incluso, non escluso"

Una storia che lascia sgomenti, quella che riguarda un bambino di otto anni, affetto da ADHD e disturbo oppositivo, trasferitosi in Calabria con la madre dopo la separazione dei genitori. Da modello di inclusione e successo scolastico in Germania, dove frequentava regolarmente la scuola con il supporto di un insegnante di sostegno specializzato, il piccolo si è ritrovato, una volta arrivato nel comune di origine materna, al centro di una vicenda dai contorni inquietanti.

Il minore, dotato di un quoziente intellettivo superiore alla media e seguito regolarmente da un centro di psicoterapia infantile, è stato “vittima” di una gestione scolastica e istituzionale che ha ignorato le sue esigenze educative e psicologiche, in aperto contrasto con i principi di inclusione scolastica sanciti dalla normativa italiana e internazionale.

Dopo il rientro in Italia, nel comune di San Marco Argentano, la madre ha provveduto ad iscrivere il bambino alla scuola primaria locale, fornendo tutta la documentazione medica necessaria per garantire l’attivazione degli adeguati strumenti di supporto, tra cui il Piano Educativo Personalizzato (PEI). Tuttavia, quest’ultimo non è mai stato predisposto, nonostante le ripetute richieste della famiglia.

Il piccolo è stato spesso affidato a personale non qualificato, relegato in una stanzetta lontano dalla classe, privato dell’insegnamento delle materie curricolari, eccetto Italiano, e sottoposto a un orario scolastico ridotto, incompatibile con il diritto all’istruzione garantito dalla Costituzione.

“Come se non bastasse, la situazione è degenerata quando un gruppo di genitori guidato, ironicamente da un’Avvocata, ha protestato per l’inclusione del bambino nella classe, arrivando a minacciare di non mandare più i propri figli a scuola. Cosa che si è purtroppo verificata: per 10 giorni i compagni di classe non sono andati a scuola. Una vera e propria forma di esclusione collettiva, che ha visto l’istituto scolastico cedere a pressioni esterne, in un clima di totale mancanza di umanità, invece di tutelare l’alunno, come previsto dalla legge - ci racconta uno dei legali della famiglia del piccolo, Rosamaria Montone -. Da questo clima ostile, è nato un esposto ai Servizi Sociali, che, invece di garantire una corretta presa in carico del caso e favorire l’inclusione scolastica del minore, hanno richiesto l’intervento del Tribunale dei Minori di Catanzaro. Il Tribunale, rifacendosi ad una normativa risalente al 1956, ha affidato il bambino agli stessi Servizi Sociali”. I quali avrebbero dovuto predisporre un adeguato progetto formativo in favore del minore, assicurare le cure e l’assistenza sanitaria, coordinandosi con il competente servizio di N.P.I. Ma ciò non è stato fatto".

La vicenda ha raggiunto un livello allarmante quando, pochi giorni fa, la madre ha ricevuto comunicazione dell’intenzione di trasferire il bambino presso una struttura rieducativa per minori a Cetraro, destinata a ragazzi privi di famiglia, provenienti da situazioni di grave disagio, spesso con precedenti penali familiari.

“Una decisione che appare totalmente sproporzionata e priva di fondamento, soprattutto considerando che il bambino vive in un contesto familiare stabile, amorevole e impegnato attivamente nel suo sviluppo personale, anche con percorsi terapeutici specialistici avviati privatamente dalla mamma, la quale è stata sempre consapevole della problematica del figlio – puntualizza l’avvocato Montone -. Il quadro che emerge è quello di una gestione disastrosa da parte dell’istituzione scolastica e dei servizi sociali, che si sono dimostrati impreparati ad affrontare un caso che, altrove, viene considerato del tutto ordinario e perfettamente gestibile. Si parla di episodi di violenza fisica da parte del personale scolastico, di mancata predisposizione del PEI, di esclusione da attività scolastiche (incluso un campo estivo) e, infine, di un provvedimento di allontanamento familiare – con la minaccia dell’utilizzo della Forza Pubblica - che rischia di compromettere gravemente la salute psicofisica del minore”.

Gli avvocati della famiglia del piccolo hanno già avviato le dovute azioni legali in tutte le sedi competenti, sia civili che penali, per tutelare i diritti inviolabili del bambino, sanciti dalla Convenzione ONU del 2006 sui Diritti dell’Infanzia, dalla Costituzione italiana, e dalla legislazione vigente in materia di inclusione scolastica dei minori con disabilità. Peraltro, la recentissima decisione del Consiglio di Stato, con una ordinanza quasi “rivoluzionaria”, accogliendo il primo parere  dell’Autorità Garante dei diritti delle persone con disabilità, istituito con D Lgs. 64/2024 e n. 20/2024, ha riconosciuto ai disabili il diritto al progetto di vita, come diritto soggettivo.

Ciò che la mamma del piccolo chiede oggi, è l’intervento urgente della stampa e delle autorità preposte: “E’ necessario documentare e denunciare pubblicamente questo grave caso di discriminazione, emarginazione e abuso istituzionale”.

Il bambino ha diritto ad andare a scuola. Ha diritto ad essere incluso, non escluso. Ha diritto a crescere con dignità e rispetto, non ad essere “rieducato” in una struttura per minori a rischio, solo perché le istituzioni hanno fallito nel loro compito.


Aggiornamenti e notizie