"Io, disabile a Reggio Calabria: ogni giorno una battaglia per vivere la mia città"

Autore Grazia Candido | mar, 16 set 2025 11:23 | Disabilità Barriere-Architettoniche Francesca-E-La-Sua-Vita Diritti

La storia di Francesca, tra marciapiedi impraticabili, negozi inaccessibili e barriere ovunque

Francesca ha 45 anni, vive a Reggio Calabria, sorride spesso ma le sue giornate sono tutto fuorché semplici. È affetta da una disabilità motoria che la costringe a muoversi in sedia a rotelle. E ogni suo spostamento si trasforma in una piccola battaglia contro un nemico invisibile: l’inaccessibilità della città.

“Voglio solo poter vivere come tutti gli altri – racconta – camminare per le vie del centro senza chiedere aiuto, entrare in un negozio, fare la fila in un ufficio pubblico senza che mi si guardi come un peso”.

A Reggio Calabria, città che si affaccia sul mare con una bellezza struggente, chi ha una disabilità deve fare i conti con barriere ovunque. I marciapiedi sono spesso rotti, troppo alti o occupati da auto in sosta selvaggia. Le rampe, dove esistono, sono inadeguate o mal progettate.

“Una volta mi sono ritrovata bloccata per mezz’ora davanti a una buca – racconta Francesca – in attesa che qualcuno passasse per aiutarmi a scendere da un marciapiede. In centro, non in periferia. Come posso essere indipendente se nemmeno posso attraversare la strada da sola?”.

Non va meglio quando Francesca prova a fare qualcosa di semplice, come provare un vestito in un negozio o sbrigare pratiche in un ufficio pubblico.

“Molti camerini sono minuscoli, spesso con gradini all’ingresso. Mi è capitato di dovermi cambiare dietro a una tenda, in mezzo al negozio, con mia madre che mi aiutava. Non per mancanza di rispetto, ma per assenza totale di spazi accessibili. Anche negli uffici pubblici – continua – ci sono sportelli troppo alti, ascensori rotti, scale senza alternative”.

Reggio Calabria si racconta come una città mediterranea, accogliente e viva, ma le persone con disabilità vivono ogni giorno la frustrazione dell’esclusione, anche involontaria. Servirebbe poco: pianificazione urbana intelligente, controlli sulle barriere architettoniche, formazione del personale nei negozi, nei bar, nei musei.

“Una città bella è anche una città giusta. E Reggio lo è, ma solo a metà. Ha bisogno di essere ripensata, per includere tutti, non solo quelli che possono camminare. È questo che chiedo, non favori. Solo diritti”.

Eppure, Francesca non se ne andrebbe mai.

“Potrei vivere altrove, dove forse sarebbe tutto più facile. Ma Reggio è casa mia. Amo il mare, le persone, il profumo degli aranceti quando arriva l’autunno. Reggio è mia e io sono sua. Ma voglio una città che sia capace di amarmi davvero, anche nelle mie ruote, nei miei silenzi, nella mia voglia di libertà. Una città che mi accolga, senza costringermi a combatterla ogni giorno”.

La storia di Francesca è la storia di tanti altri. Famiglie che si rimboccano le maniche, genitori che diventano ascensori umani, amici che si improvvisano rampe viventi. Ma tutto questo non dovrebbe essere necessario. Perché vivere una città, muoversi, partecipare alla vita quotidiana non dovrebbe essere un’impresa. Dovrebbe essere un diritto.


Aggiornamenti e notizie