Flotilla bloccata a 70 miglia da Gaza: abbordaggi israeliani interrompono la missione umanitaria

Autore Giorgia Rieto | mer, 01 ott 2025 21:53 | Gaza Palestina Flotilla

Le forze speciali dello Shayetet 13 bloccano la missione umanitaria a poche miglia nautiche dalla Striscia di Gaza

La notte del primo ottobre si chiude con un blackout totale sulle comunicazioni in mare aperto. Le immagini delle telecamere di bordo della Sumud Flotilla, che fino a poche ore prima trasmettevano in diretta la navigazione verso Gaza, si spengono una dopo l’altra. Sullo schermo appare una scacchiera nera: simbolo di un’azione orchestrata dalle forze israeliane per fermare la missione umanitaria.

 La resa dei conti in mare

Il braccio di ferro, iniziato settimane fa, termina a circa 70 miglia nautiche dalle coste della Striscia. Dopo ore di tensione, le unità navali militari israeliane affiancano la flotta, procedendo con abbordaggi mirati. I soldati salgono a bordo delle imbarcazioni, fermano gli attivisti e isolano la nave madre della Flotilla, l’Alma.

Gli equipaggi, in giubbotti di salvataggio, assistono impotenti alle operazioni, senza opporre resistenza. È l’epilogo di una giornata di attesa, monitoraggi e segnali inquietanti: intorno alle 3 di notte, a 120 miglia dalla meta, gli attivisti registrano movimenti sospetti di imbarcazioni non identificate, luci spente e manovre tattiche.

Il blocco e la strategia israeliana

Secondo quanto dichiarato dal ministro della Difesa Guido Crosetto, si è trattato di un blocco, non di un attacco, e le operazioni si sono svolte "con calma e razionalità". Le forze speciali dello Shayetet 13, circa 1.200 uomini in mare e 600 a terra, hanno agito con precisione chirurgica. Prima dell’abbordaggio, è stato condotto un attacco informatico ai dispositivi di navigazione delle imbarcazioni principali — Sirius e Alma — per disorientare i capitani e impedire ogni manovra di avvicinamento.

Il capitano della flotta ha raccontato di aver evitato una collisione frontale mentre una nave da guerra israeliana si avvicinava per diversi minuti, con le comunicazioni completamente interrotte. Successivamente, gommoni e battelli militari armati hanno preso il controllo delle imbarcazioni, alcune delle quali saranno affondate, trasformando il Mediterraneo in un silenzioso cimitero di imbarcazioni umanitarie.

Le conseguenze diplomatiche

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato che l’Italia seguirà da vicino la vicenda. L’ambasciata a Tel Aviv e i consolati di Gerusalemme hanno ricevuto mandato di assistere tutti gli italiani coinvolti nella missione, che saranno trasferiti al porto di Ashdod e poi espulsi. Il rimpatrio avverrà entro pochi giorni, ma le operazioni subiranno ritardi a causa delle celebrazioni dello Yom Kippur.

La missione della Flotilla si chiude così, tra blackout di comunicazioni, arresti e critiche politiche. Un viaggio carico di speranza per i civili di Gaza, interrotto da una strategia militare che lascia domande aperte su legittimità, sicurezza e diritti umani.



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