Uccisi dalla follia umana: tre carabinieri morti per difendere la vita che altri hanno scelto di distruggere

Autore Giorgia Rieto | mar, 14 ott 2025 17:12 | Carabinieri Forze-Dell'ordine Verona Incendio Scoppio Esplosione

Un intervento per uno sfratto si è trasformato in tragedia. Gas, molotov e disperazione dietro l’esplosione che ha ucciso tre militari

C’è un confine sottile e inquietante tra la disperazione e la follia. A volte l’uomo, accecato dal dolore, dal fallimento o dal potere distruttivo del denaro, perde il contatto con la realtà e si trasforma in qualcosa che non riconosce più. L’esplosione di Castel D’Azzano, nel Veronese, che ha ucciso tre carabinieri e ferito venticinque tra militari, poliziotti e vigili del fuoco, è l’ennesimo atto di una mente umana piegata dall’ossessione, dalla paura e dall’egoismo.

Il luogotenente Marco Piffari, il carabiniere scelto Davide Bernardello e il brigadiere capo Valerio Daprà non erano lì per punire o distruggere, ma per fare il loro dovere: garantire la sicurezza, tutelare la legge, proteggere la vita. Hanno trovato la morte in una casa satura di gas, trasformata in una trappola mortale da tre fratelli che non volevano affrontare uno sfratto. Un gesto disperato, folle, premeditato, che ha tolto la vita a chi ogni giorno la mette in gioco per gli altri.

Dietro ogni divisa ci sono padri, figli, mariti, uomini che tornano a casa la sera con la stanchezza negli occhi ma la dignità nel cuore. Ogni volta che indossano quella divisa sanno che il rischio esiste, ma lo accettano, perché hanno scelto di servire. Servire un Paese che troppo spesso dimentica il valore del sacrificio silenzioso, dell’intervento immediato, del coraggio che non fa rumore.

I vigili del fuoco, i carabinieri, la polizia: sono loro a entrare dove gli altri fuggono, a sfidare le fiamme, a salire scale che crollano, a bussare a porte che potrebbero esplodere. È accaduto anche qualche anno fa, quando Nino Candido, giovane vigile del fuoco reggino, perse la vita in un’esplosione durante un intervento nel Torinese. Anche allora la follia umana aveva preparato la trappola. Anche allora a morire furono uomini che avevano scelto di vivere per proteggere.

Il cosiddetto “dio denaro” , causa, in fondo, di tante tragedie, non salva, distrugge. Quando la mente si piega alla paura di perdere ciò che si possiede, dimentica il valore di ciò che si è. Così tre fratelli, travolti dai debiti, hanno scelto la strada più oscura, senza pensare che a pagare sarebbero stati tre servitori dello Stato.

Oggi il Veneto piange i suoi carabinieri, e con loro piange un Paese intero, che dovrebbe fermarsi a riflettere: quante vite spegniamo ogni volta che lasciamo che la disperazione vinca sul buon senso, che l’odio prevalga sulla ragione, che l’egoismo soffochi la pietà?

Perché dietro ogni divisa, dietro ogni intervento, dietro ogni gesto di coraggio, ci sono esseri umani che amano, sognano, sperano.
E quando muoiono per colpa della follia, muore anche una parte della nostra umanità.

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