Natale lontano da casa: la lettera di Paolo, 50 anni, reggino costretto a partire per lavorare

Autore Grazia Candido | mar, 02 dic 2025 07:52 | Lavoro Partenza Lettera Lasciare-Il-Sud

Un racconto di sacrifici, affetti lontani e desiderio di riscatto per il Sud

È una lettera densa di nostalgia, ma anche di speranza, quella scritta da Paolo, 50 anni, originario di Reggio Calabria e da pochi mesi trasferitosi in una regione del Nord Italia per un nuovo lavoro. Una lettera che racconta una storia personale, ma che potrebbe essere quella di migliaia di uomini e donne del Sud costretti a lasciare la propria terra per inseguire un’opportunità.

Paolo quest’anno non trascorrerà il Natale con la sua famiglia. Per la prima volta dopo cinquant’anni, non ci saranno il profumo della cucina di casa, gli abbracci dei genitori ormai anziani, la gioia dei figli, il calore di una moglie che lo aspetta a tavola.
"Anche se è difficile stare lontano da casa, lasciare gli affetti, i genitori – scrive – Reggio Calabria, pur amandola, non mi ha dato quello che poteva mantenermi".

La sua storia è quella di un uomo che ha lottato a lungo tra lavori precari, contratti brevi, promesse mancate. Finché l’occasione è arrivata, lontano: un’assunzione stabile, quella che per anni sembrava un miraggio. Ma il prezzo da pagare è stato l’ennesima valigia.

"È triste vedere partire tanti giovani, e non solo loro, per cercare lavoro fuori – continua Paolo – come lo è sapere che il Sud perde professionalità e tanti suoi figli che, invece, potrebbero aiutarlo".

Una riflessione amara che tocca un nodo irrisolto: la diaspora continua dal Mezzogiorno, che non risparmia nessuna generazione.

Il suo messaggio, però, non vuole essere un atto d’accusa. Piuttosto un augurio, una richiesta che affida al nuovo anno.
"Per questo Natale che trascorrerò da solo, senza la mia famiglia, i miei figli e mia moglie, chiedo stabilità per tutti, salute e opportunità. Perché dopo tanti anni di precariato, sogni infranti, speranze illuse, come è successo a me, almeno che l’anno nuovo porti certezze a chi resta a Reggio Calabria. I giovani vanno aiutati, incentivati, spronati: la vita è sacrificio, lotta, conquista, ma è anche merito e realizzazione".

La lettera di Paolo è un appello silenzioso ma potente: che nessuno sia costretto a scegliere tra la dignità di un lavoro e la vicinanza della propria famiglia; che il Sud possa trattenere i suoi talenti; che le storie come la sua possano, un giorno, essere raccontate non come partenze, ma come ritorni.

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