"Prova senza trasparenza e senza legalità”: LIFE porta il semestre-filtro in Procura

Autore Redazione Web | mar, 09 dic 2025 09:45 | Associazione-Life Procura Violazioni Trasparenza

L’associazione segnala gravi violazioni, punteggi anomali e possibili profili di reato

L’Associazione LIFE comunica di aver depositato presso la Procura della Repubblica di Roma un articolato esposto-denuncia sul semestre-filtro (D.M. 418/2025), evidenziando gravi irregolarità, violazioni delle norme sulla trasparenza, possibili profili di reato e un quadro complessivo che appare “non casuale, ma strutturato”.

Contestualmente, LIFE annuncia di aver pubblicato online il modello ufficiale di diffida che ogni studente potrà inviare al Ministero dell’Università, chiedendo:

Il rinvio della seconda prova oltre il 15 gennaio 2026, oppure l’annullamento dell’intera procedura del semestre-filtro, perché svolta senza gli elementi minimi di trasparenza previsti dal D.Lgs. 33/2013 e dalle Linee Guida ANAC.

Nell’esposto depositato in Procura, si ricostruisce in modo puntuale il quadro delle violazioni. Secondo il Presidente Professore Simone Veronese, si tratta di: mancata pubblicazione della griglia di valutazione.

Gli studenti non hanno ricevuto la griglia di correzione, i criteri per l’attribuzione del punteggio, le risposte considerate corrette/errate, la logica di valutazione seguita dalle commissioni.

Questo elenco è fondamentale per capire la propria posizione relativa, valutare se il punteggio ottenuto sia sufficiente, comprendere se esistano anomalie rispetto agli altri candidati.

 La normativa italiana sulla trasparenza impone alle Pubbliche Amministrazioni, per ogni procedura selettiva: pubblicazione di criteri, metodi e risultati; conoscibilità degli atti da parte dei candidati; possibilità di verificare errori e presentare ricorsi.

Senza sapere cosa è stato valutato corretto o errato, nessuno studente: può correggere il metodo di studio, può migliorare sulle aree critiche, può predisporre una preparazione adeguata.

Per LIFE, questa non è solo una violazione amministrativa: è una lesione diretta del diritto allo studio e del principio costituzionale di uguaglianza tra candidati.

“Una prova senza trasparenza è una prova senza legalità. Gli studenti non possono essere trascinati in una procedura così opaca, senza strumenti per capire o difendersi”.

LIFE sottolinea nel proprio esposto che gli esiti della prova del 20 novembre sono statisticamente anomali: 85–90% di non idonei, punteggi estremamente bassi, percentuali irrisorie di idoneità in Fisica (circa 10–12%).

Per Veronese: “Questi dati non rappresentano gli studenti italiani. Rappresentano una prova costruita male, ingestibile, priva dei criteri minimi di equità, e imposta senza trasparenza. Non possiamo permettere che una generazione venga penalizzata per errori altrui”.

Nel documento depositato in Procura, LIFE evidenzia anche la comparsa di dinamiche sospette: riapertura improvvisa delle iscrizioni nelle università private italiane. Riapertura parallela delle università estere, soprattutto romene, con aumenti dei posti disponibili. Campagne rivolte agli studenti italiani, con costi tra 15.000 e 20.000 euro annui. Intermediazioni e rapporti tra privati italiani e atenei stranieri.

Per Veronese: “È sempre più evidente il sospetto dell’esistenza di un sistema ben oliato che spinge gli studenti verso le private e verso l’estero. Chi fallisce la prova — resa ingestibile — vede spalancate solo due porte:
quella delle università private italiane o quella delle romene. E a pagarne il prezzo sono le famiglie”.

LIFE ha pubblicato un modello di diffida nazionale, da inviare al Ministero dell’Università, per denunciare l’ingiustizia subita.

La diffida chiede: lo spostamento della seconda prova oltre il 15 gennaio, oppure l’annullamento dell’intero semestre-filtro, per mancanza delle condizioni minime di trasparenza e legalità.

“La seconda prova non può essere svolta in queste condizioni. È una questione di diritto e di dignità” — Veronese.

LIFE annuncia che, in mancanza di riscontro da parte del Ministero: partirà un ricorso collettivo nazionale, aperto a tutti i candidati della prima e della seconda prova. 

Il Professor Veronese chiede che il Governo e il Ministero: ripristinino immediatamente la trasparenza, garantiscano equità tra i candidati, pongano fine a una procedura che sta distruggendo migliaia di giovani psicologicamente ed economicamente.

“Questa non è una battaglia politica. È una battaglia per la giustizia, per il merito, per il futuro dei nostri ragazzi. Il Paese deve sapere cosa sta accadendo”.


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