Riflessione del Dr. Antonio Paolillo, Tecnologo Alimentare
La cucina italiana conquista un traguardo storico: è la prima cucina al mondo ad essere riconosciuta nella sua interezza come Patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’Unesco. Una decisione accolta con profonda soddisfazione, approvata all’unanimità dal Comitato intergovernativo riunito a New Delhi e che segna un momento decisivo per il nostro Paese.
Nelle motivazioni che hanno accompagnato l’adozione della delibera si ritrovano gli elementi più autentici dell’identità gastronomica italiana. La nostra cucina viene definita una “miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie”, un sistema vivo fatto di rituali, tecniche, memorie e gesti tramandati nel tempo. Ma soprattutto, l’Italia a tavola è riconosciuta come un modo per prendersi cura di sé e degli altri, un linguaggio universale capace di esprimere amore, appartenenza e legame con le proprie radici.
La cucina come relazione, educazione e comunitàL'Unesco sottolinea con forza la dimensione conviviale e sociale del cucinare “all’italiana”: preparare il cibo, condividerlo, raccontarlo significa creare inclusione, favorire il benessere e costruire comunità. È una pratica che promuove la trasmissione intergenerazionale e rafforza i legami familiari e sociali, un patrimonio di saperi e sapori che attraversa le generazioni e annulla ogni barriera culturale.
Il cucinare, nella visione italiana, è un atto corale: rispetto per gli ingredienti, attenzione ai tempi e ai gesti, cura della materia prima, ricette anti-spreco e rituali quotidiani che diventano memoria collettiva. Una cultura alimentare che valorizza l’intimità con il cibo e rende ogni tavola un luogo di incontro.
Un riconoscimento che premia decenni di impegnoIl dossier di candidatura, osserva l’Unesco, testimonia il lavoro portato avanti negli ultimi sessant’anni da realtà fondamentali come La Cucina Italiana, l’Accademia Italiana della Cucina e la Fondazione Casa Artusi, che hanno contribuito alla tutela, allo studio e alla diffusione del patrimonio gastronomico del nostro Paese.
Con questa iscrizione, l’Italia rafforza il suo primato mondiale nei riconoscimenti agroalimentari: 9 tradizioni su 21 della Lista Unesco italiana appartengono al settore alimentare, dalla Dieta Mediterranea all’arte dei pizzaioli napoletani, dalla transumanza alla cerca del tartufo, fino alle antiche tecniche agricole e ai sistemi irrigui.
E chissà che in futuro, come auspica il Dr. Paolillo, non possa aggiungersi anche la “caccia” al pesce spada nello Stretto di Messina, pratica identitaria e simbolo di un legame millenario tra mare, comunità e tradizione.
Un patrimonio che difende la diversità culturaleIn un mondo segnato da globalizzazione e uniformazione dei modelli alimentari, questo riconoscimento assume un valore ancora più profondo: salvaguarda la diversità culturale, favorisce il dialogo tra popoli e incoraggia il rispetto dei diversi stili di vita e delle tante cucine locali che compongono il mosaico italiano.
La ricchezza della cucina italiana non risiede solo nei piatti, ma nella conoscenza e nelle competenze trasmesse di generazione in generazione. È questo il vero patrimonio riconosciuto dall’Unesco: un sapere vivo che racconta chi siamo e che, da oggi, appartiene ufficialmente anche al mondo.