Carceri in Calabria, nuova fuga a Locri: evasi due detenuti e tensione sul sistema penitenziario

Autore Giorgia Rieto | gio, 18 dic 2025 20:23 | Locri Carceri

A livello nazionale, il problema è altrettanto grave: 63.633 detenuti stipati in 46.073 posti

Nuova evasione dal carcere di Locri, che segna l’ennesimo allarme sul sistema penitenziario italiano. In serata, due detenuti – un iraniano di 37 anni e un afghano di 25 anni – sono riusciti a scavalcare il muro di cinta della Casa Circondariale, in circostanze ancora da chiarire. I due erano stati tratti in arresto lo scorso agosto. Le ricerche sono immediatamente scattate da parte della Polizia Penitenziaria e delle altre forze dell’ordine.

Si tratta della quarta fuga in pochi giorni dai penitenziari italiani e la seconda in Calabria in questo mese, dopo un episodio simile avvenuto ad agosto al “supercarcere” di Palmi, quando un detenuto pericoloso era riuscito a fuggire, salvo poi essere prontamente ripreso.

“La situazione conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, la disfatta dell’intero sistema penitenziario – dichiara Gennarino De Fazio, Segretario Generale della UILPA Polizia Penitenziaria –. Gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria, con il loro costante sacrificio, riescono spesso a tamponare le falle dell’apparato, ma la lotta resta impari”.

Il quadro della situazione a Locri appare drammatico: la struttura ospita 118 detenuti in appena 80 posti disponibili, registrando un +48% di sovraffollamento, mentre gli agenti presenti sono solo 70, a fronte di un organico necessario stimato in 140 unità. “Gestire il 50% dei detenuti in più con metà del personale necessario rende inevitabile che molte situazioni sfuggano al controllo”, aggiunge De Fazio.

A livello nazionale, il problema è altrettanto grave: 63.633 detenuti stipati in 46.073 posti, con oltre 20mila agenti mancanti nella Polizia Penitenziaria. De Fazio sollecita interventi urgenti: “Servono misure immediate per ridurre la densità detentiva, potenziare concretamente gli organici, investire nella formazione, ammodernare edifici e strumenti e avviare riforme strutturali. La sicurezza delle carceri non può più essere affidata solo al sacrificio del personale”.

La fuga di Locri riaccende dunque il dibattito sul sovraffollamento, sulle carenze di organico e sulle condizioni di sicurezza negli istituti penitenziari calabresi e italiani.

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