Dove la cura diventa famiglia: il Natale in Oncoematologia Pediatrica

Autore Redazione Web | lun, 22 dic 2025 20:13 | Lettera Mamma Ospedale-Morelli Oncoematologia-Pediatrica

Il racconto di una mamma sull’eccellenza silenziosa del reparto all’Ospedale Morelli

Nel periodo dell’anno che più di ogni altro richiama serenità, famiglia e speranza, una diagnosi improvvisa può stravolgere ogni certezza. Questo racconto nasce dall’esperienza di una madre che, durante lo scorso Natale, ha attraversato uno dei momenti più difficili della propria vita accanto alla figlia. Un viaggio inatteso dentro un reparto che fa paura solo a sentirne il nome, ma che si è rivelato un luogo di straordinaria umanità, competenza e dedizione, capace di trasformare il dolore in forza e la cura in una vera alleanza tra medici, pazienti e famiglie.

"Lo scorso Natale la mia famiglia ha vissuto uno dei periodi più duri che si possano immaginare. Un tempo che dovrebbe essere di serenità e condivisione è stato invece trascorso all’interno di un reparto il cui solo nome incute terrore e smarrimento: “Oncoematologia pediatrica” ,  parole che evocano paura, dolore e scenari che nessun genitore vorrebbe mai affrontare. Eppure, varcata quella soglia, la realtà si rivela completamente diversa. Quel reparto non è un luogo freddo e impersonale, ma uno spazio in cui si entra in un’altra dimensione familiare, dove la cura non è solo medica ma profondamente umana. È una piccola isola in cui la malattia viene affrontata con rigore ma, allo stesso tempo, con una leggerezza capace di proteggere i bambini e le loro famiglie,  dove non manca mai una parola gentile, un sorriso, un gesto pensato per alleggerire la paura. Desidero esprimere, con queste righe,  il mio ringraziamento sincero e profondo a tutto il personale del Reparto di Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale Morelli, guidato dalla eccellente Dottoressa Rosalba Mandaglio, che, con la sua “piccolissima” equipe, svolge un lavoro straordinario,  con professionalità e instancabile impegno, spesso in condizioni difficili, con risorse minime e un’organizzazione che si regge soprattutto sul valore delle persone: la dolcissima dottoressa Angela Demeca, sempre rassicurante, attenta e sorridente; il meraviglioso ed efficientissimo infermiere Dott. Giovanni Spampinato, che anche nei momenti più difficili è riuscito sempre  a strapparci un sorriso, magari mentre effettuava con straordinaria competenza anche le procedure più elicate e dolorose; la cara infermiera Rina Laurendi, la Dottoressa Patrizia Cufari che si è occupata della parte amministrativa, e soprattutto le preziose e speciali operatrici dell’AIL Daniela Caccamo, Michela Chizzoniti e la psicologa Luisa Foletti. Un grazie in  particolare va alla Dottoressa Mandaglio, vera eccellenza in campo medico e umano: instancabile (non si ferma mai!) sempre presente ad ogni ora del giorno e, soprattutto, delle lunghe notti insonni con messaggi e telefonate, sempre attenta ad ogni dettaglio, scrupolosa e rigorosa, ma  sempre positiva e incoraggiante. In un momento in cui lo smarrimento e il panico avrebbero potuto prendere il sopravvento, dopo la diagnosi di linfoma di mia figlia, quella prontezza e quella sicurezza sono state fondamentali. Quando tutto sembrava spingerci a scappare dalla nostra sanità troppo spesso inefficiente, la dottoressa ci ha trasmesso fiducia. Affidarci a lei e alla sua équipe è stata la scelta più giusta: mia figlia è potuta rimanere a casa ricevendo le cure migliori. La dottoressa Mandaglio ha  subito inquadrato la situazione clinica, organizzato tutti gli accertamenti necessari e predisposto con rapidità e  precisione ogni esame e intervento. Già dalla prima visita ha avuto chiara la diagnosi, l’ha affrontata con fermezza, competenza e un livello di approfondimento che ci ha colpiti e rassicurati profondamente. Il percorso è stato duro, fatto di terapie impegnative ed intense, di notti infinite, di stanchezza fisica ed emotiva. Eppure non siamo mai stati soli. La presenza costante del personale è stata un punto fermo, con attenzione e cura quotidiana, che ha reso sostenibile anche ciò che sembrava insopportabile. Durante le festività natalizie questo valore umano si è manifestato in modo ancora più evidente. Mia figlia ha affrontato le lunghe sedute di chemioterapia sia il 24 che il 31 dicembre. Anche in  quei giorni di festa il personale è rimasto con noi fino al termine dell’ultima flebo. Un gesto che non dimenticheremo mai è stato quello dell’operatrice ludica dell’AIL Daniela, che, pur essendo nel suo giorno libero, è venuta comunque in reparto la vigilia di Natale per sostenere la ragazza, e accompagnarla in un momento così delicato. È in questi gesti, apparentemente semplici ma profondamente significativi, che si misura la grandezza di un reparto e delle persone che lo animano. Le operatrici  dell’AIL rappresentano una presenza preziosa e insostituibile. Con sensibilità rara, presenza costante   e dedizione autentica, ci hanno restituito spazi di normalità all’interno di una quotidianità segnata dalla malattia, alleggerendo il peso delle cure e sostenendo non solo i bambini, ma anche le famiglie, aiutandoci ad affrontare il percorso con serenità e coraggio. Siamo spesso portati a credere che in Calabria esista solo malasanità, che l’unica possibilità sia andare via, ma questa  esperienza mi ha insegnato che non è sempre così. Dietro quella porta esiste un gruppo di professionisti che lavora in silenzio, con dignità, competenza e senso etico, dimostrando che, nonostante budget ridottissimi, risorse limitate e un organico minimo, è possibile offrire cure di altissimo livello, ben oltre ogni aspettativa e immaginazione. A tutte le persone che fanno parte di questo reparto va il mio grazie più sincero. Per la forza instancabile, per la presenza continua, per la professionalità e per l’umanità con cui ogni giorno si prendono cura non solo della malattia, ma delle persone".
Daniela Strati, mamma di Anna


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