Il racconto di una mamma sull’eccellenza silenziosa del reparto all’Ospedale Morelli
Nel periodo dell’anno che più di ogni altro richiama serenità, famiglia e speranza, una diagnosi improvvisa può stravolgere ogni certezza. Questo racconto nasce dall’esperienza di una madre che, durante lo scorso Natale, ha attraversato uno dei momenti più difficili della propria vita accanto alla figlia. Un viaggio inatteso dentro un reparto che fa paura solo a sentirne il nome, ma che si è rivelato un luogo di straordinaria umanità, competenza e dedizione, capace di trasformare il dolore in forza e la cura in una vera alleanza tra medici, pazienti e famiglie.
"Lo scorso Natale la
mia famiglia ha vissuto uno dei periodi più duri che si possano immaginare. Un
tempo che dovrebbe essere di serenità e condivisione è stato invece trascorso
all’interno di un reparto il cui solo nome incute terrore e smarrimento:
“Oncoematologia pediatrica” , parole che evocano paura, dolore e scenari
che nessun genitore vorrebbe mai affrontare. Eppure, varcata
quella soglia, la realtà si rivela completamente diversa. Quel reparto non è un
luogo freddo e impersonale, ma uno spazio in cui si entra in un’altra
dimensione familiare, dove la cura non è solo medica ma profondamente umana. È
una piccola isola in cui la malattia viene affrontata con rigore ma, allo
stesso tempo, con una leggerezza capace di proteggere i bambini e le loro
famiglie, dove non manca mai una parola gentile, un sorriso, un gesto
pensato per alleggerire la paura. Desidero esprimere,
con queste righe, il mio ringraziamento sincero e profondo a tutto il
personale del Reparto di Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale Morelli,
guidato dalla eccellente Dottoressa Rosalba Mandaglio, che, con la sua
“piccolissima” equipe, svolge un lavoro straordinario, con
professionalità e instancabile impegno, spesso in condizioni difficili, con
risorse minime e un’organizzazione che si regge soprattutto sul valore delle
persone: la dolcissima dottoressa Angela Demeca, sempre rassicurante, attenta e
sorridente; il meraviglioso ed efficientissimo infermiere Dott. Giovanni
Spampinato, che anche nei momenti più difficili è riuscito sempre a strapparci
un sorriso, magari mentre effettuava con straordinaria competenza anche le
procedure più elicate e dolorose; la cara infermiera Rina Laurendi, la
Dottoressa Patrizia Cufari che si è occupata della parte amministrativa, e
soprattutto le preziose e speciali operatrici dell’AIL Daniela Caccamo, Michela
Chizzoniti e la psicologa Luisa Foletti. Un grazie in
particolare va alla Dottoressa Mandaglio, vera eccellenza in campo medico
e umano: instancabile (non si ferma mai!) sempre presente ad ogni ora del
giorno e, soprattutto, delle lunghe notti insonni con messaggi e telefonate,
sempre attenta ad ogni dettaglio, scrupolosa e rigorosa, ma sempre
positiva e incoraggiante. In un momento in
cui lo smarrimento e il panico avrebbero potuto prendere il sopravvento, dopo
la diagnosi di linfoma di mia figlia, quella prontezza e quella sicurezza sono
state fondamentali. Quando tutto sembrava spingerci a scappare dalla nostra
sanità troppo spesso inefficiente, la dottoressa ci ha trasmesso fiducia.
Affidarci a lei e alla sua équipe è stata la scelta più giusta: mia figlia è
potuta rimanere a casa ricevendo le cure migliori. La dottoressa
Mandaglio ha subito inquadrato la situazione clinica, organizzato tutti
gli accertamenti necessari e predisposto con rapidità e precisione ogni
esame e intervento. Già dalla prima visita ha avuto chiara la diagnosi, l’ha
affrontata con fermezza, competenza e un livello di approfondimento che ci ha
colpiti e rassicurati profondamente. Il percorso è stato
duro, fatto di terapie impegnative ed intense, di notti infinite, di stanchezza
fisica ed emotiva. Eppure non siamo mai stati soli. La presenza costante del
personale è stata un punto fermo, con attenzione e cura quotidiana, che ha reso
sostenibile anche ciò che sembrava insopportabile. Durante le
festività natalizie questo valore umano si è manifestato in modo ancora più
evidente. Mia figlia ha affrontato le lunghe sedute di chemioterapia sia il 24
che il 31 dicembre. Anche in quei giorni di festa il personale è rimasto
con noi fino al termine dell’ultima flebo. Un gesto che non dimenticheremo mai
è stato quello dell’operatrice ludica dell’AIL Daniela, che, pur essendo nel
suo giorno libero, è venuta comunque in reparto la vigilia di Natale per
sostenere la ragazza, e accompagnarla in un momento così delicato. È in questi
gesti, apparentemente semplici ma profondamente significativi, che si misura la
grandezza di un reparto e delle persone che lo animano. Le operatrici
dell’AIL rappresentano una presenza preziosa e insostituibile. Con
sensibilità rara, presenza costante e dedizione autentica, ci hanno
restituito spazi di normalità all’interno di una quotidianità segnata dalla
malattia, alleggerendo il peso delle cure e sostenendo non solo i bambini, ma
anche le famiglie, aiutandoci ad affrontare il percorso con serenità e
coraggio. Siamo spesso
portati a credere che in Calabria esista solo malasanità, che l’unica
possibilità sia andare via, ma questa esperienza mi ha insegnato che non
è sempre così. Dietro quella porta esiste un gruppo di professionisti che
lavora in silenzio, con dignità, competenza e senso etico, dimostrando che,
nonostante budget ridottissimi, risorse limitate e un organico minimo, è
possibile offrire cure di altissimo livello, ben oltre ogni aspettativa e immaginazione. A tutte le persone
che fanno parte di questo reparto va il mio grazie più sincero. Per la forza
instancabile, per la presenza continua, per la professionalità e per l’umanità
con cui ogni giorno si prendono cura non solo della malattia, ma delle persone".
Daniela Strati, mamma di Anna