Resiste nel silenzio che scende la sera, quando le luci si abbassano e l’attesa prende il sopravvento
Ieri la Vigilia iniziava presto. Le cucine erano il cuore pulsante della casa, accese fin dal mattino. Le nonne preparavano i piatti della tradizione senza ricette scritte, affidandosi alla memoria e all’esperienza. Si mangiava poco, si aspettava molto. La televisione restava accesa in sottofondo, ma la vera scena era la tavola.
Oggi i tempi sono più veloci. Le città sono più rumorose, le famiglie più piccole, le distanze più grandi. C’è chi arriva all’ultimo momento, chi lavora fino a tardi, chi vive la Vigilia attraverso uno schermo, con una videochiamata che accorcia le lontananze. Le tavole cambiano, i menu si rinnovano, le tradizioni si contaminano.
Eppure, nonostante tutto, la Vigilia resiste.
Resiste nel silenzio che scende la sera, quando le luci si abbassano e l’attesa prende il sopravvento. Resiste nel rispetto per una notte che non ha bisogno di eccessi, ma di presenza. Resiste nel gesto di sedersi insieme, anche solo per poco, anche in pochi.
A Reggio Calabria, ieri come oggi, la Vigilia è soprattutto un tempo di memoria e speranza. Memoria di chi c’era e non c’è più, speranza per ciò che verrà. È il momento in cui la città si riconosce fragile ma unita, capace di cambiare senza perdere la propria anima.
Forse è questo il vero segreto della Vigilia: non restare uguale, ma restare vera.
E mentre tutto intorno si trasforma, ciò che conta davvero continua a trovare il suo posto, anno dopo anno, alla stessa tavola.