Sciame sismico sulle colline reggine, parla il geologo Aliperta: "Conoscere il territorio è la prima forma di prevenzione"

Autore Grazia Candido | gio, 25 dic 2025 08:50 | Geologo-Aliperta Terremoti Studio Area-Dello-Stretto

Professionista impegnato in studi di microzonazione sismica e di pianificazione territoriale


Nei primi giorni di dicembre uno sciame sismico ha interessato le colline reggine, suscitando preoccupazione tra i cittadini. Per comprendere meglio cosa è accaduto e quale sia il quadro sismico dell’area dello Stretto, abbiamo intervistato il geologo reggino Alfonso Aliperta, profondo conoscitore del territorio calabrese.

Dottor Aliperta, cosa ci può dire sullo sciame sismico registrato a inizio dicembre?
«Abbiamo avuto uno sciame sismico composto da circa quaranta scosse, tutte di magnitudo molto bassa, tanto che la maggior parte di esse non è stata percepita dalla popolazione. La scossa più forte ha raggiunto una magnitudo massima di 2.8, con ipocentri compresi tra i 10 e i 16 chilometri di profondità. Dal punto di vista energetico parliamo quindi di eventi modesti, che però hanno inevitabilmente generato allarmismo».

Dal punto di vista scientifico, questi eventi sono preoccupanti?
«Gli eventi sembrano localizzati lungo un allineamento sud-ovest/nord-est, riconducibile a una faglia. In letteratura scientifica, il fatto che una faglia rilasci lentamente piccole quantità di energia può non essere considerato un segnale particolarmente preoccupante: significa che non sta accumulando grandi tensioni in grado di produrre, nel breve periodo, terremoti devastanti. Tuttavia, questi episodi ci ricordano che l’area dello Stretto è geologicamente e sismicamente complessa».

Perché lo Stretto di Messina è considerato un’area così particolare?
«Nonostante la spinta dell’Africa verso il continente europeo – che ha dato origine alla formazione delle Alpi prima e dell’Appennino poi – l’area dello Stretto si trova in un contesto tettonico di estensione, non di compressione. Calabria e Sicilia si allontanano a una velocità stimata tra 0,5 e 2 millimetri l’anno. Numeri piccolissimi su scala umana, ma molto significativi su scala geologica».

Quali sono stati gli effetti di questo processo nel tempo?
«Nel corso dell’ultimo milione, un milione e mezzo di anni, abbiamo assistito al sollevamento “a scatti” del bordo occidentale dell’Aspromonte e dei Monti Peloritani, accompagnato dallo sprofondamento del fondale dello Stretto. Il ritrovamento di conchiglie fossili sulle colline reggine è la prova che è la terra ad essersi sollevata, non il mare ad essersi ritirato. Questo meccanismo estensivo spiega anche perché molti dei terremoti dell’ultimo anno si siano concentrati sia sul fondo dello Stretto sia sul bordo aspromontano».

Impossibile non ricordare il terremoto del 1908…
«Il 28 dicembre ricorreranno 117 anni dal devastante terremoto del 1908, di magnitudo 7.1, che causò circa centomila vittime tra Reggio Calabria e Messina. Fu un evento di enorme contenuto energetico, aggravato da un maremoto che incrementò drammaticamente il numero delle vittime. Il nostro territorio è storicamente segnato da eventi sismici ricorrenti: possiamo parlare di una sismicità generalmente medio-bassa, con terremoti di magnitudo 4, 5 o 6, ma con eventi eccezionali e distruttivi che si ripresentano periodicamente».

Oggi siamo più preparati rispetto al passato?
«Sicuramente sì. Proprio a partire da quel terremoto sono state emanate norme sempre più restrittive sulle costruzioni: dal Regio Decreto del 1909 fino alle Norme Tecniche per le Costruzioni del 2018, calibrate anche sulla base dei recenti eventi del Centro Italia. Purtroppo, in Italia si interviene spesso dopo le tragedie e non prima, ed è una triste realtà».

Quanto conta la geologia nella risposta di una città a un terremoto?
«Conta moltissimo. Le norme moderne tengono in debita considerazione la composizione geologica del sottosuolo, perché gli effetti sismici possono essere amplificati o attenuati anche a breve distanza. Non dipende solo da come sono costruiti gli edifici, ma anche dai terreni e dai cosiddetti effetti cosismici, cioè quelli che si generano contemporaneamente al sisma e per effetto di esso».

A Reggio Calabria quali strumenti sono stati messi in campo?
«La città si è recentemente dotata di uno studio di microzonazione sismica di primo livello, redatto da me insieme al dottor Vincenzo Pizzonia. Abbiamo suddiviso il territorio comunale in microzone omogenee, che dovrebbero rispondere in modo simile durante un terremoto. È un primo passo, non esaustivo, che dovrà essere approfondito. Importante anche l’adeguamento del Piano di Protezione Civile comunale nel 2023 ed il posizionamento in città della cartellonistica per l’individuazione delle aree di attesa: in questo modo i cittadini sanno dove recarsi in caso di emergenza».

Un messaggio finale ai cittadini?
«La consapevolezza è la prima forma di prevenzione. Viviamo in un territorio sismico: conoscerlo, studiarlo e pianificare correttamente significa ridurre i rischi e convivere in modo più sicuro con la sua complessità geologica».


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