Era dal 1994, ai tempi di Giovanni Paolo II, che un Papa non presiedeva la Messa del Giorno di Natale
Un Natale segnato da un forte richiamo alla pace, alla responsabilità personale e alla solidarietà verso i più fragili. È questo il cuore del messaggio pronunciato da Papa Leone durante la Messa di Natale e ribadito nel tradizionale Messaggio “Urbi et Orbi”, impartito dal Loggione centrale della Basilica di San Pietro davanti a circa 26 mila fedeli riuniti in piazza, nonostante la pioggia.
Nel suo appello, il Pontefice ha affidato al Principe della Pace l’intero continente europeo, chiedendo che continui a essere ispirato da uno spirito comunitario e collaborativo, fedele alle sue radici cristiane e capace di essere solidale e accogliente verso chi si trova nel bisogno. Un pensiero particolare è stato rivolto al popolo ucraino, duramente provato dalla guerra: «Si arresti il fragore delle armi – ha detto il Papa – e le parti coinvolte, con il sostegno della comunità internazionale, abbiano il coraggio di intraprendere un dialogo sincero, diretto e rispettoso».
“Chi non ama è perduto”Nel Messaggio natalizio, Papa Leone ha usato parole forti e dirette: «Chi non ama non si salva, è perduto». La via della pace, secondo il Pontefice, passa dalla responsabilità personale: smettere di accusare gli altri, riconoscere le proprie mancanze, chiedere perdono a Dio e mettersi nei panni di chi soffre. «Se ognuno facesse questo – ha spiegato – il mondo cambierebbe».
Un appello accorato a respingere odio, violenza e contrapposizione, scegliendo invece dialogo, riconciliazione e pace, perché – ha ribadito – «possiamo e dobbiamo fare ognuno la nostra parte».
Il grido della carne che soffreDurante la Messa del Giorno di Natale, Papa Leone ha pronunciato una delle riflessioni più intense dell’intera celebrazione: «Ora la Carne parla, grida il desiderio di incontrarci». Parole che hanno aperto uno sguardo drammaticamente attuale sulle sofferenze del mondo.
Il Pontefice ha richiamato le tende di Gaza, esposte da settimane a pioggia, vento e freddo, e quelle di profughi e rifugiati in ogni continente, così come i ripari di fortuna di migliaia di persone senza dimora nelle nostre città. «Fragile è la carne delle popolazioni inermi – ha detto – provate dalle guerre in corso o concluse, che lasciano macerie e ferite aperte».
Particolarmente duro il riferimento ai giovani costretti a combattere: «Fragili sono le vite dei giovani mandati al fronte, che avvertono l’insensatezza di ciò che viene loro chiesto e la menzogna dei roboanti discorsi di chi li manda a morire».
Un evento storico: il Papa torna a presiedere la Messa del GiornoLa celebrazione ha avuto anche un forte valore storico: era dal 1994, ai tempi di Giovanni Paolo II, che un Papa non presiedeva la Messa del Giorno di Natale. A partire dal pontificato di Paolo VI, infatti, questa celebrazione era stata generalmente affidata a un cardinale, mentre il Pontefice si riservava la benedizione Urbi et Orbi.
Il saluto ai fedeli e la benedizione Urbi et OrbiAl termine della Messa, a sorpresa, Papa Leone è sceso in piazza San Pietro a bordo della Papamobile, salutando i fedeli che lo attendevano sotto la pioggia. Un gesto accolto con grande emozione.
Successivamente, il Pontefice si è affacciato dalla Loggia Centrale per il Messaggio di Natale e la Benedizione “Urbi et Orbi”, rivolgendo gli auguri in dieci lingue, tra cui latino, cinese e arabo, nel solco di una tradizione inaugurata e resa celebre da Giovanni Paolo II.
Un Natale che Papa Leone ha voluto segnare con parole di verità, compassione e speranza, affidando al mondo un messaggio chiaro: la pace non è un’utopia, ma una responsabilità che nasce dal cuore di ciascuno.