Profanata la tomba del procuratore generale Francesco Paolo Gulli nel cimitero di Condera

Autore Grazia Candido | ven, 26 dic 2025 14:55 | Cimitero-Condera Procuratore-Gulli Furto Lapide

Rubata la lapide di una delle famiglie simbolo della memoria e della storia di Reggio 

Un episodio grave e carico di significato storico ha scosso nelle ultime settimane il cimitero di Condera, uno dei luoghi di sepoltura più antichi di Reggio Calabria. È stata infatti profanata la tomba del procuratore generale della Corte di Appello Francesco Paolo Gulli, figura di rilievo della magistratura italiana, noto per aver indagato per primo sul crack del Banco di Roma.

A rendere pubblica la vicenda è un familiare che denuncia non solo la profanazione del sepolcro, ma anche il furto della lapide, presumibilmente sottratta nei giorni scorsi. Un gesto definito “infame”, che non colpisce solo una famiglia, ma l’intera memoria storica cittadina.

La famiglia Gulli è infatti una delle più antiche del patriziato reggino. I suoi antenati ebbero ruoli di primo piano nel Regno di Napoli, comandando l’artiglieria e la Scuola degli Artiglieri, dalla repressione della rivolta di Messina fino al 1755, per poi distinguersi nei secoli successivi come avvocati e magistrati.

Francesco Paolo Gulli era inoltre fratello maggiore del colonnello Vincenzo Gulli, padre di Tommaso Gulli, medaglia d’oro al valor militare della Regia Marina, eroe nazionale caduto durante la Prima guerra mondiale.

Secondo quanto riferito dal parente, nelle immediate vicinanze della tomba — una delle prime realizzate nel cimitero di Condera — erano in corso lavori di smantellamento di alcune cappelle, nei pressi del luogo dove nel maggio 2025 è stata sepolta anche la madre del denunciante. I lavori non avrebbero arrecato disturbo ai visitatori, ma avrebbero invece compromesso il riposo dei defunti, culminando in un atto di profanazione che oggi suscita sdegno e dolore.

"Non hanno disturbato me — afferma il parente — ma il riposo dei miei antenati e di mia madre. Questo non è solo vandalismo, è una ferita alla dignità dei morti e alla storia della città". 

Sull’accaduto si auspica ora l’intervento delle autorità competenti, affinché venga fatta chiarezza sulle responsabilità e venga restituita la lapide sottratta, simbolo di una memoria che non può e non deve essere cancellata.

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