Regione, “conferenza dei sindaci e Asp sfuggono al dialogo con associazioni e cittadini snobbando la pressione popolare”

Autore Redazione Web | mar, 30 dic 2025 07:25 | Regione Asp Sindaci Sanita

“Alla Cittadella fanno finta di non capire”, la nota dell’Associazione Ali di Vibonesità

«Si continua a scherzare con il fuoco, utilizzando strategie ad effetto che cozzano contro l’evidente realtà di ciò che accade». È un atto d’accusa duro e senza sconti quello lanciato dall’Associazione Ali di Vibonesità, che torna a denunciare la grave crisi della sanità nel Vibonese e il silenzio istituzionale seguito all’incontro del 10 dicembre scorso tra il Comitato ristretto della Conferenza dei sindaci e la Cittadella regionale.

Secondo l’associazione, è «più che significativo» il vuoto di risposte calato sui rapporti con la Regione Calabria, mentre sul territorio la situazione peggiora. Da un lato si annuncia la disponibilità di fondi regionali per il rinnovo delle convenzioni, dall’altro restano in secondo piano le condizioni drammatiche degli ospedali, dove cresce l’allarme per la sospensione dei servizi ambulatoriali e per le unità operative ridotte ormai alla sopravvivenza. Uno scenario che, avverte Ali di Vibonesità, potrebbe preludere addirittura a chiusure dolorose.

«Questo è il teatrino della politica sanitaria calabrese, tra la Cittadella e Palazzo ex Inam – scrive l’associazione – che continua a mettere in scena impareggiabili attori. Ma la farsa è stata scoperta».

I cittadini, si legge nella nota, avrebbero ormai compreso la gravità della situazione e sarebbero pronti a reagire. «È guerra – affermano – tra le popolazioni vibonesi e, dall’altra parte, la Regione Calabria, il Commissario ad acta per la spesa sanitaria, la Conferenza dei sindaci e la terna commissariale del Ministero dell’Interno all’Asp».

Le speranze di uscire dalla morsa della cattiva sanità, denunciano ancora, si stanno spegnendo lentamente, mentre «il 2026 si profila sotto i peggiori auspici».

Per Ali di Vibonesità l’anno che si apre è «un anno al fulmicotone», soprattutto per gli ospedali di Vibo Valentia, Tropea e Serra San Bruno, destinati – secondo l’associazione – a vivere «un altro capitolo pietoso», segnato da riduzioni di servizi essenziali e da effetti devastanti per la popolazione.

Al presidio ospedaliero “G. Jazzolino” la situazione viene descritta come emblematica. Il reparto di Neurologia sarebbe «sul punto di gettare la spugna»: l’ambulatorio per le prestazioni esterne è già fuori gioco e il reparto continua a funzionare solo grazie alla passione e alla professionalità del direttore dell’Unità operativa, Franco Galati, e del suo team. «La spinta e l’abnegazione non bastano più», sottolinea l’associazione. In difficoltà anche Ortopedia, mentre Psichiatria continua a rimanere chiusa. Il Pronto soccorso e la Medicina d’urgenza vivono in un affanno costante e il loro responsabile, Enzo Natale, presidente dell’Ordine dei Medici, si troverebbe senza strumenti adeguati per garantire la piena funzionalità del servizio.

Nel mirino finiscono anche le istituzioni regionali e commissariali.

«Alla Cittadella fanno finta di non capire – accusa Ali di Vibonesità – mentre a Palazzo ex Inam c’è chi sostiene che la terna commissariale conti ormai i giorni che mancano alla fine del mandato». Intanto, denunciano, Tropea e Serra San Bruno avrebbero perso il controllo della situazione e le risposte quotidiane sarebbero talmente negative da scoraggiare qualsiasi interlocuzione.

Nonostante tutto, associazioni e realtà del territorio continuano a mobilitarsi in difesa del diritto alla salute. Una battaglia che, secondo Vibonesità, si scontra con «l’atteggiamento discutibile di una classe politica incapace di trovare un’unità d’intenti al di sopra delle bandiere». Il “sistema del silenzio”, affermano, copre da anni le mancate risposte alle domande avanzate dal Forum delle Associazioni del Csv, dal portavoce Pino Conocchiella e da tutte le organizzazioni impegnate contro disservizi, carenze di organico e assenza di investimenti strutturali e scientifici.

Di fronte a una crisi definita «conclamata e certificata», l’associazione indica una scelta estrema: la consegna delle fasce tricolori al Prefetto di Vibo Valentia, Anna Aurora Colosimo. Un gesto che viene ritenuto «giusto e sacrosanto» dopo il fallimento del dialogo con la Regione, e accompagnato da un ringraziamento al Prefetto «per il garbo, l’intelligenza e l’alta capacità professionale» dimostrati nel tentativo di affrontare la crisi sanitaria.

Duro anche il giudizio sul ruolo dei sindaci, definito «fallito», e sulla terna commissariale dell’Asp di Vibo Valentia, prossima alla scadenza del mandato. Non manca una stoccata al cumulo di incarichi che coinvolge il direttore generale di Azienda Zero e commissario straordinario dell’Asp, Gandolfo Miserendino, simbolo – secondo l’associazione – di un sistema distante dai bisogni reali del territorio.

«Alla fine – conclude Ali di Vibonesità – non resta che appellarsi alla politica, affinché si riappropri una volta per tutte, concretamente, del compito di difendere davvero il diritto alla salute dei cittadini».

Un appello che suona come l’ultimo avvertimento, prima che l’emergenza diventi irreversibile.



Aggiornamenti e notizie