Crans-Montana, il grido di una madre in diretta tv: «Non so se mio figlio Giovanni è vivo o morto»

Autore Giorgia Rieto | ven, 02 gen 2026 17:14 | Crans-Montana Svizzera Italia Strage

La donna ha spiegato di essere in contatto anche con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni

Un dolore che non ha nome, un’attesa che diventa tortura. È intervenuta telefonicamente nel corso della trasmissione Dentro la Notizia la mamma di Giovanni Tamburi, uno dei ragazzi che si trovavano a Crans-Montana la notte di Capodanno, durante la tragedia che ha sconvolto l’Italia intera.

Con la voce spezzata dalle lacrime, la donna ha raccontato un incubo che dura ormai da giorni: «Non so dove sia mio figlio. Non so se è vivo, non so se è morto, non so se è gravemente ustionato. Non so nulla». Un vuoto informativo che, secondo quanto denunciato dalla madre, sarebbe aggravato dalla totale assenza di comunicazioni ufficiali da parte delle autorità svizzere verso l’Italia.

La donna ha spiegato di essere in contatto anche con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ma nonostante l’interessamento ai massimi livelli istituzionali, la situazione non si è sbloccata. «Nessuno ci dice niente. Non sappiamo dove siano i nostri figli», ha ripetuto più volte in diretta, tra singhiozzi e disperazione.

«È atroce – ha detto – non sapere se tuo figlio respira ancora, se sta soffrendo, se è solo. È una cosa che nessuna madre dovrebbe mai vivere». Un dolore reso ancora più insopportabile dal fatto che ci siano ancora persone ufficialmente disperse, mentre i riconoscimenti delle vittime finora avvenuti riguardano tutti ragazzi giovanissimi.

La tragedia di Crans-Montana continua così a mostrare il suo volto più crudele: quello dell’attesa senza risposte, delle famiglie sospese tra speranza e terrore, costrette a seguire le notizie senza sapere se riguardino o meno il proprio figlio. «Chiedo solo una cosa – ha implorato la madre di Giovanni – sapere dov’è mio figlio. Sapere se è vivo».

Un appello che risuona come un pugno allo stomaco e che riporta al centro una verità drammatica: non c’è nulla di più disumano che lasciare una madre nell’incertezza sulla vita o sulla morte del proprio figlio. Mentre le indagini proseguono, resta una ferita aperta che chiede risposte immediate, umanità e rispetto per il dolore di chi aspetta.

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