Un’opera strategica, approvata, progettata e finanziata, che rischia però di restare un simbolo di attese e ritardi
Torna sotto i riflettori il progetto Bovalino-Bagnara, e con esso uno dei suoi interventi più significativi: il traforo dello Zillastro, un’opera strategica per la viabilità calabrese rimasta incompiuta nonostante vent’anni di progettazione e approvazioni.
A parlare è Bruno Polifroni, co-progettista della SGC Bovalino-Bagnara, che ricorda come il progetto complessivo, approvato e cantierabile da ormai circa due decenni, preveda diversi lotti: uno già collaudato sul lato jonico, un altro vicino alla 106 e un terzo quasi completato che avrebbe costituito la circonvallazione di Platì.
«Il lato tirrenico – spiega Polifroni – comprende tre lotti principali, denominati ABC, che includono il lungo traforo dello Zillastro di 6 km. Si tratta di un’opera di grande livello tecnico, approvata e conforme a tutte le normative vigenti, progettata a doppia canna con ampia corsia, corsia di emergenza e ampie banchine, a differenza del traforo della Limina».
Nonostante la progettazione dettagliata – circa 1.400 elaborati – e un finanziamento iniziale di circa 400 milioni di euro stanziati da ANAS nel 2006, il traforo non ha mai visto realizzazione concreta. «Avete mai visto un’opera importante, su qualunque territorio, considerata irrealizzabile e poi concretamente realizzata? – continua Polifroni – Qui stiamo parlando di un progetto cantierabile e già approvato da anni, ma rimasto fermo per questioni burocratiche e gestionali».
Il traforo dello Zillastro avrebbe rappresentato un salto di qualità per la mobilità della Calabria, collegando in modo più sicuro e veloce il Tirreno allo Ionio e decongestionando parte del traffico lungo la statale 106 e le arterie interne. La sua realizzazione potrebbe inoltre favorire lo sviluppo economico e infrastrutturale della regione, in particolare lungo il versante tirrenico.
Un’opera strategica, approvata, progettata e finanziata, che rischia però di restare un simbolo di attese e ritardi. Polifroni conclude con un interrogativo amaro: «Dopo vent’anni, il progetto è pronto e cantierabile. È davvero possibile che un’opera di tale importanza rimanga ferma, mentre i territori continuano a pagare il prezzo della mancanza di infrastrutture adeguate?».