Caro energia, Confesercenti Calabria: «Se la crisi dura, a rischio la tenuta delle piccole imprese»

Autore Giorgia Rieto | mer, 16 set 2026 12:50 | Caro-Energia Confesercenti Calabria

L’associazione segnala che, alla fine del 2025, il credito destinato all’operatività corrente costava quasi due punti percentuali in più rispetto alla media nazionale

Il caro carburanti rischia di trasformarsi in un effetto domino sull’economia calabrese, con ricadute su trasporti, forniture, prezzi dei beni e consumi. A lanciare l’allarme è Confesercenti Calabria, che evidenzia le difficoltà di un sistema produttivo composto in larga parte da micro e piccole imprese, spesso caratterizzate da margini finanziari più contenuti.

«Se le tensioni internazionali dovessero proseguire e i prezzi dell’energia restassero sugli attuali livelli, i rincari rischiano di trasferirsi progressivamente su tutta la filiera», sottolinea il presidente di Confesercenti Calabria Claudio Aloisio.

Carburanti, in Calabria benzina oltre i 2 euro

Uno dei primi effetti riguarda la mobilità. Secondo i dati richiamati dall’associazione, il Piano regionale dei trasporti indica un utilizzo dell’automobile superiore al 91%.

«In molte aree della Calabria l’auto non è una scelta, ma una necessità – afferma Aloisio –. Per questo il caro carburanti colpisce una spesa che difficilmente può essere eliminata o compressa».

Il 15 settembre il prezzo medio del self in Calabria avrebbe raggiunto 2,14 euro al litro per la benzina e 2,25 euro per il gasolio. A livello nazionale, secondo Confesercenti, nei soli mesi di luglio e agosto il caro carburanti avrebbe determinato fino a 1,8 miliardi di euro di maggiore spesa per gli automobilisti.

Ma, secondo l’associazione, il problema non si ferma al distributore.

«È l’effetto domino che ci preoccupa – spiega Aloisio –. Il rincaro entra nel camion che trasporta la merce, nei costi di produzione, nelle bollette. E prima o poi una parte di quel costo arriva sullo scontrino».

Maggiori costi per commercio, ristorazione e turismo

Uno studio di Confesercenti nazionale realizzato con il Gruppo Innova stima, tra giugno e agosto, circa 870 milioni di euro di maggiori costi energetici per commercio, somministrazione e ricettività in Italia.

Per la sola bolletta elettrica, l’associazione indica un aumento di circa 4.000 euro per un albergo di 45 camere e di circa 1.000 euro per un ristorante.

Per le imprese si apre così una situazione particolarmente delicata: assorbire i rincari significa comprimere ulteriormente i margini, mentre trasferirli completamente sui prezzi rischia di ridurre la domanda.

«È una tenaglia pericolosa – sottolinea Aloisio –. Assorbire gli aumenti significa comprimere i margini, trasferirli sui prezzi significa rischiare di perdere clientela».

Secondo il presidente di Confesercenti Calabria, se i costi dovessero rimanere elevati per un periodo prolungato, alcune attività potrebbero non riuscire più a sostenere economicamente la propria presenza sul mercato.

Famiglie e consumi sotto pressione

La preoccupazione riguarda anche le famiglie. Secondo i dati citati da Confesercenti, la spesa media mensile dei nuclei calabresi è di circa 2.075 euro, con il 28,2% destinato ad alimentari e bevande, rispetto al 19,3% della media nazionale.

«Quando una quota così elevata della spesa è già destinata ai consumi essenziali, ogni rincaro lascia meno spazio a ciò che può essere rinviato», osserva Aloisio.

Per l’associazione, il rischio è che si alimenti un circolo vizioso: da una parte aumentano i costi sostenuti dalle imprese, dall’altra le famiglie dispongono di meno risorse da destinare ai consumi.

Il nodo del turismo

Nel quadro delineato da Confesercenti rientra anche il settore turistico. Secondo i dati citati di Banca d’Italia, nel 2024 la spesa turistica rappresentava l’11,5% dei consumi interni calabresi, contro il 10,2% della media nazionale.

Nel 2025, inoltre, gli stranieri avrebbero rappresentato il 23% degli arrivi, con una crescita del 45,6%.

«L’aumento dei costi di trasporto può pesare sia sul mercato nazionale sia su quello internazionale, proprio mentre l’incoming estero sta diventando uno dei motori della crescita», osserva Aloisio.

Credito più caro per le piccole imprese

A complicare ulteriormente la situazione c’è il tema del credito. Secondo Confesercenti, un eventuale trasferimento integrale del recente rialzo dei tassi potrebbe costare alle imprese italiane con meno di 20 addetti circa 460 milioni di euro l’anno.

In Calabria, a marzo 2026, i finanziamenti alle medie e grandi imprese sarebbero aumentati del 9%, mentre quelli destinati alle piccole imprese avrebbero registrato una riduzione del 2,8% su base annua.

L’associazione segnala inoltre che, alla fine del 2025, il credito destinato all’operatività corrente costava quasi due punti percentuali in più rispetto alla media nazionale.

«La piccola impresa rischia quindi di trovarsi stretta tra due pressioni – afferma Aloisio –. Aumentano energia, trasporti e forniture, mentre il credito resta più caro e più difficile da ottenere proprio quando serve maggiore liquidità».

Le quattro richieste alla Regione

Di fronte a questo scenario, Confesercenti Calabria chiede alla Regione quattro interventi.

Il primo è una linea straordinaria di liquidità a tasso agevolato attraverso Fincalabra, destinata alle micro e piccole imprese per capitale circolante, forniture e costi energetici.

La seconda proposta riguarda un meccanismo temporaneo di abbattimento degli interessi, per ridurre il maggior costo del credito per le aziende di minori dimensioni.

La terza richiesta è il rafforzamento e la semplificazione del FEERI, con una corsia dedicata a commercio, turismo, ristorazione e servizi, finalizzata alla riduzione strutturale dei consumi energetici.

Infine, l’associazione propone un tavolo permanente regionale su energia, credito, consumi e competitività, con la partecipazione di Regione, associazioni di categoria, Fincalabra e sistema bancario. L’obiettivo, secondo Confesercenti, non dovrebbe essere soltanto il monitoraggio, ma anche la formulazione di proposte e la programmazione degli interventi.

«Non servono misure a pioggia – conclude Aloisio –. Servono strumenti selettivi, rapidi e verificabili. La Regione non può determinare il prezzo del petrolio o dei carburanti, ma può intervenire sugli effetti che questo shock produce sulle imprese calabresi».

L’associazione guarda quindi anche oltre l’emergenza, indicando nella crisi energetica un possibile punto di partenza per costruire strumenti permanenti di monitoraggio e politiche economiche capaci di anticipare gli effetti dei cambiamenti sui territori.

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