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Taurianova, “Fuga dall’inferno” di Arcangelo Badolati: la cultura come strada verso la rinascita

Autore Giorgia Rieto | mar, 20 ott 2026 13:36 | Taurianova Ruà

Alla Chiesa degli Artisti di Santa Lucia, il quarto appuntamento di TauriaNoir affronta il tema della redenzione attraverso la storia di Gianfranco Ruà

Può la cultura trasformare profondamente la vita di un uomo condannato all’ergastolo? E fino a che punto lo studio, la letteratura e il confronto con i grandi pensatori possono aiutare a fare i conti con il proprio passato, senza cancellare le responsabilità per i crimini commessi? Sono state queste le domande al centro della presentazione di “Fuga dall’inferno – La redenzione letteraria di Gianfranco Ruà”, il libro del giornalista e scrittore Arcangelo Badolati, ospitata nella Chiesa degli Artisti di Santa Lucia a Taurianova.

L’iniziativa si è svolta nell’ambito del quarto appuntamento di TauriaNoir, la rassegna dedicata al giallo realizzata con la collaborazione della libreria Accardi. Un incontro che, partendo da una vicenda giudiziaria complessa, ha aperto una riflessione più ampia sul valore della cultura, sulla dignità delle persone detenute, sul dolore delle famiglie e sulla possibilità di costruire percorsi concreti di rieducazione.

Al centro del volume c’è la storia di Gianfranco Ruà, boss cosentino detenuto dal 1994 e condannato all’ergastolo per gravi reati. Una vicenda segnata dalla criminalità e dalle conseguenze delle proprie scelte, ma anche da un percorso personale che, dentro il carcere, ha trovato nello studio e nella letteratura strumenti per interrogarsi sulla propria coscienza.

Dalla cella ai libri: il percorso di Gianfranco Ruà

A ricostruire questa trasformazione è stato lo stesso Badolati, che nel libro racconta il cammino di un uomo capace di dedicarsi allo studio nonostante la reclusione. Ruà ha conseguito una laurea in Scienze dell’educazione e dei processi formativi all’Università di Parma, proseguendo poi il proprio percorso intellettuale attraverso la letteratura e la filosofia.

Da Ariosto a Torquato Tasso, da Schopenhauer a Proust, le opere dei grandi autori diventano occasioni di confronto con se stesso, con la propria sofferenza e con il dolore provocato alle persone coinvolte nei suoi crimini.

La lettura, in questa prospettiva, non è una semplice fuga dalla realtà carceraria, ma uno strumento per affrontarla. È un percorso di consapevolezza nel quale assume un ruolo centrale il tema dell’amore, inteso come capacità di riconoscere gli altri, le ferite causate e il peso delle proprie azioni.

Il libro propone così una riflessione sulla redenzione che non coincide con l’assoluzione né con la cancellazione delle responsabilità. La cultura non sostituisce la giustizia e non ridimensiona la gravità dei reati: può, tuttavia, offrire alla persona detenuta l’opportunità di guardare criticamente al proprio passato e di intraprendere un cambiamento interiore.

Istituzioni e cultura a confronto

Ad aprire l’incontro è stata Emanuela D’Eugenio, presidente dell’associazione Parallelo 38, che ha evidenziato il ruolo della cultura come strumento capace di incidere positivamente nella vita delle persone, favorendo percorsi di crescita e di riscatto.

Il sindaco di Taurianova, Domenico Romeo, ha espresso gratitudine per l’opportunità di partecipare alle iniziative promosse da Parallelo 38, sottolineando il contributo di appuntamenti come questo alla crescita culturale e sociale della comunità.

È intervenuta successivamente Serafina Grillo, responsabile della Biblioteca comunale “A. Renda”, che ha ripercorso le attività della struttura dalla sua apertura, avvenuta nel maggio 2024, soffermandosi sul valore della biblioteca come luogo di conoscenza, partecipazione e promozione culturale.

L’incontro, moderato da Mariagrazia Arceri, vicepresidente di Parallelo 38, ha inoltre richiamato il legame tra la Calabria e la tradizione del pensiero, in una terra erede della Magna Grecia, nella quale il confronto intellettuale rappresenta una componente importante dell’identità culturale.

La proposta: Taurianova laboratorio regionale di giustizia rigenerativa

Di particolare rilievo l’intervento dell’avvocata Giovanna Francesca Russo, Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale, che ha affrontato il tema delle carceri italiane, richiamando i risultati raggiunti e le numerose criticità ancora da affrontare.

Al centro della sua riflessione, la necessità di garantire condizioni detentive rispettose della dignità umana e di rafforzare i percorsi rieducativi, affinché la pena non si esaurisca nella privazione della libertà, ma mantenga una concreta prospettiva di recupero della persona.

La Garante ha quindi avanzato una proposta significativa: fare di Taurianova un laboratorio regionale di giustizia rigenerativa, da sviluppare attraverso iniziative letterarie e percorsi educativi che coinvolgano società civile, istituzioni e mondo penitenziario.

Un progetto che punta a trasformare la riflessione culturale in un’esperienza concreta, creando occasioni di confronto sul significato della pena, sulla responsabilità individuale e sulle possibilità di reinserimento.

Russo ha inoltre promosso l’introduzione del libro di Arcangelo Badolati in tutte le carceri calabresi, affinché la storia di Gianfranco Ruà possa raggiungere le persone detenute e diventare uno spunto di riflessione sul rapporto tra cultura, coscienza e cambiamento.

La testimonianza di Eva: «Sarà sempre l’amore della mia vita»

Il momento più intenso della serata è arrivato con la testimonianza di Eva, figlia di Gianfranco Ruà, che ha emozionato il numeroso pubblico presente, tra autorità militari, civili e religiose e rappresentanti di diverse associazioni.

Le sue parole hanno portato al centro dell’incontro una dimensione spesso meno visibile della detenzione: quella degli affetti, della distanza e del tempo trascorso lontano dai propri familiari. Un racconto personale che ha restituito il peso delle conseguenze della reclusione sulla vita di chi resta fuori dal carcere.

«Per fare visita a mio papà ho girato tutta Italia, avendo cambiato tanti istituti penitenziari. Ho 32 anni e nella mia vita non ho avuto la presenza di mio papà. Ci diamo l’appuntamento col pensiero tutti i giorni alle 15», ha raccontato Eva.

La figlia di Ruà si è soffermata anche sulle limitazioni che hanno segnato il rapporto con il padre durante i colloqui: «Dopo aver compiuto 12 anni la legge non consente di abbracciare mio papà durante i colloqui, rimanendo a distanza sulle sedie inchiodate al pavimento che impediscono qualsiasi contatto ravvicinato».

Infine, poche parole hanno racchiuso il legame affettivo che continua a unirli, nonostante gli anni di lontananza: «Sarà sempre l’amore della mia vita».

Una testimonianza che ha spostato lo sguardo dalla sola vicenda giudiziaria alle conseguenze umane della detenzione, mostrando come la pena coinvolga inevitabilmente anche le famiglie e lasci ferite che non possono essere misurate soltanto in anni di carcere.

Parole e musica per chiudere la serata

A completare l’appuntamento sono state le letture di Titti Mileto, accompagnate al pianoforte da Antonio Ruoppolo. Un intreccio di parole e musica che ha amplificato le emozioni suscitate dal racconto e contribuito a rendere l’incontro un momento di riflessione condivisa.

La presentazione di “Fuga dall’inferno” ha così superato i confini della semplice presentazione letteraria, diventando un’occasione di confronto su temi complessi: la responsabilità per i reati commessi, la dignità della persona detenuta, il dolore dei familiari e il ruolo della cultura nei percorsi di cambiamento.

La proposta di Giovanna Francesca Russo di fare di Taurianova un laboratorio regionale di giustizia rigenerativa apre ora una prospettiva che punta a tradurre le riflessioni emerse durante la serata in iniziative concrete. Perché la cultura non cancella il passato, ma può contribuire a comprenderlo e a costruire, nel rispetto della giustizia e delle vittime, nuove possibilità di consapevolezza.



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