Presentata la raccolta della poetessa e scrittrice calabrese America Liuzzo.
Presentata presso la Sala parrocchiale della Chiesa di San
Giorgio Extra la raccolta poetica “Le memorie di Abele” Florilegio dell’olmo
laurentino, della poetessa e scrittrice calabrese America Liuzzo. La raccolta-composta
da 14 liriche emozionanti ,malinconiche,
a tratti struggenti, a cui si accompagnano fotografie di forte impatto visivo
che ritraggono un imponente ed antico olmo situato a San Lorenzo superiore- invita
il lettore ad una profonda riflessione.
A quest’albero plurisecolare il cui nome è Abele, è dedicata infatti
la suggestiva raccolta, frutto del lavoro del Pettirosso, Associazione
culturale a carattere cinefilo che è impegnata nella ricerca, recupero e
diffusione storica del territorio di San Lorenzo in Valletuccio.
L’olmo di San Lorenzo
superiore, così com’è rappresentato poeticamente da America Liuzzo, Presidente
dell’Associazione il Pettirosso, ha un cuore ed un’anima. Vibranti le sue
parole che diventano poesia, drammatica la tensione del racconto che si snoda
attraverso i versi poetici, che rendono Abele protagonista, dotato di pensiero
e di parola. Il vecchio olmo, nonostante non appartenga al genere umano, conosce
molto bene il mondo. Lo ha visto passare
sotto i suoi occhi sin da tempi lontani,
si è costruito da sè una interiorità profonda e sofferta a causa del passaggio del tempo, dell’incuria e
dell’indifferenza a cui gli uomini lo hanno relegato, dei cambiamenti
climatici, dello spopolamento che ha reso il suo paese un luogo triste e desolato
. Abele chiede aiuto, è deluso,
amareggiato ,ha sete, sente di essere giunto alla fine del suo percorso. Leggendo
o ascoltando le liriche che trasudano una forte tensione emotiva, ci si può ritrovare la stessa drammaticità di alcuni personaggi delle
tragedie greche. Abele ha sete come Cristo sulla Croce che chiede di essere
abbeverato, consapevole della sorte
dell’umanità che, in nome di una modernità fasulla
e povera di valori, ha abdicato al passato, rinnegando le proprie
origini. Abele, testimone silenzioso della storia dell’uomo , ora è stanco, alla stregua di
qualunque essere umano che sta per lasciare la vita.
Il suono degli strumenti di Salvatore Gerace, membro
del progetto Asprolab, costruiti a mano insieme a Nazzareno Murdica, ha
accompagnato la lettura di alcune poesie con fischiotti, zampogna, lira calabrese,
quest’ultima suonata da Peppe Zindato, creando un’atmosfera magica, una vera e
propria immersione in un mondo di antiche
tradizioni, che piano piano sta scomparendo. Alcuni interventi hanno
arricchito la serata, come Il saluto
dell’autorevole prof. Domenico Minuto, cittadino onorario di San Lorenzo
superiore , che ha sottolineato come al centro dell’opera di America Liuzzo “vi
sia la celebrazione della vita che
umilmente, faticosamente e dignitosamente persiste nella speranza, nonostante
la dissipazione del tempo, delle vicissitudini e soprattutto della smemorata
noncuranza degli uomini che non riconoscono il sacro nemmeno nella natura… “
Don Domenico Nucara, Parroco di San
Lorenzo Superiore ha ringraziato la scrittrice e poetessa sua compaesana per avergli donato un piccolo gioiello poetico” specificando come «L'olmo laurentino, il cui nome richiama il
personaggio biblico di Genesi, rievoca la figura del giusto, del pastore
innocente che offre le sue primizie a Dio. Può essere interpretata come
metafora dell'innocenza propria di una natura incontaminata e della
"guida" di diverse generazioni, come guide sono i pastori dell’ Aspromonte, che nel corso della storia
hanno visto e continuano a vedere in questo segno una garanzia della loro
identità. Un'esistenza, quella di Abele, che si colloca storicamente e
spazialmente tra due chiese, che richiamano due “mondi” culturali tra loro
complementari: la chiesa dittereale, dedicata a S. Maria della Ceramia, nella
quale veniva officiato il rito bizantino; e la chiesa arcipretale, dedicata a
S. Maria della neve, di rito latino. “Mondi” abbracciati e collegati idealmente
dai rami dell'olmo, come fossero braccia di un unico corpo».
Anna Eneide escursionista e amante della natura, ha incentrato il suo intervento sul
significato a cui è associato storicamente la pianta di Olmo e sulla necessità
di una riflessione sull’egocentrismo umano che considera le piante, immobili e
muti arredi del nostro mondo. «Senza di loro noi ci estingueremmo in breve tempo, invece le piante
potrebbero vivere senza di noi e, sicuramente, meglio».
Raffaella Imbrìaco