Quando il turismo non è vocazione ma occasione...
In un caldo sabato di giugno, quando all’inizio ufficiale
della stagione estiva mancano dieci giorni, un turista si è recato con il figlio nella nostra
località montana per eccellenza, ovvero Gambarie d’Aspromonte. L’idea era
quella di godersi una giornata all’insegna della natura e delle tradizioni,
degustando magari i prodotti tipici reggini e calabresi.
Giunto nella località aspromontana, si è accorto che forse
aveva sbagliato giorno, un po’ come il tizio dell’amaro Lucano: davanti a lui,
infatti, si è aperta una distesa di… desolazione. La piazza centrale del paese,
piazza Mangeruca, infatti, era completamente deserta, con un solo gazebo a far da colore, piazzato davanti
allo storico negozio di vestiario della località, e la lettera "E" della frase "I Love Gambarie" in procinto di cadere.
A quel punto, ha pensato che forse i turisti sarebbero arrivati per l’ora di pranzo e che magari, in quel momento, fossero impegnati da un qualche percorso turistico o di trakking. Vana speranza... Quindi, messosi alla ricerca di un ristorante dove degustare le pietanze di cui sopra, ha scoperto che la maggior parte di essi era chiuso. Un bel modo di accogliere un turista che, affascinato dai racconti sulla montagna a due passi dalla città, che d’inverno regala agli sciatori lo spettacolo dello Stretto di Messina, inebriato dall’idea dei profumi e dei sapori di Calabria, che fantasticava del Monte due mari, da dove è possibile ammirare Ionio e Tirreno, aveva percorso i 30 km che separano Reggio Calabria da Gambarie per poi ritrovarsi più solo della particella di sodio della nota marca di acqua minerale.
Alla fine, il nostro turista ha fortunatamente trovato un locale nel quale pranzare, andando via anche soddisfatto dalla qualità dei piatti offerti, ma
che fatica!
Questo racconto è tornato utile per rimarcare che la
vocazione turistica di Reggio Calabria è reale, le potenzialità infinite, ma
fin quando i reggini non capiranno che per raggiungere grandi risultati è
necessario programmare e lavorare ogni giorno e non attendere festival, raduni
o eccezionali nevicate, il sogno della città turistica rimarrà tale. Perché il turismo è vocazione, non occasione...