Per riprendersi il diritto-dovere di sperare in
un domani migliore, libero
di Antonio De Masi - Illustrissimi, sono un cittadino
calabrese, un imprenditore vittima di reati di mafia, che ha fatto il proprio
dovere denunciando gli estortori e costituendomi poi parte civile in processi
che sono arrivati alla condanna definitiva.
Più volte in passato ho rappresentato a tutte le Istituzioni
con diverse comunicazioni il “contesto del territorio calabrese”, ultima una mia
comunicazione del 06/12/21 con la quale ho auspicato una maggior vicinanza degli
organi dello Stato ai cittadini calabresi ed all’attività delle Procure.
La realtà quotidiana che emerge delle imponenti azioni
della magistratura è di una situazione di controllo totale del territorio da
parte delle organizzazioni criminali. Certamente ognuno di noi ha sperato e
spera che tale “oppressione” sia marginale e circoscritta ma le indagini evidenziano
purtroppo una realtà, nonostante il lavoro della magistratura e forze
dell’ordine, drammatica.
Un’amara realtà nella quale il sistema democratico ed il
territorio tutto sono condizionati dal potere criminale, generando una
normalizzazione del “male” ed un’accettazione e sottomissione alle cosche
mafiose che ormai ha ammazzato la speranza.
I dati economici e sociali della Calabria sono sotto gli
occhi di tutti, è un territorio che si sta spopolando ed impoverendo sempre di
più, dove entro pochi anni non ci saranno più giovani, costretti ad
emigrare per cercare altrove una vita dignitosa.
La Calabria, terra complessa difficile piena di conflitti
e disagi, rischia di cadere definitivamente nel baratro della povertà
economica, sociale oltre che dell’illegalità.
Ma l’aspetto ancor più drammatico è che nella società calabrese
vi è una devastazione sociale impressionante che ha generato un senso di rassegnazione
ed apatia, si sono spente le luci della speranza, normalizzando una realtà
drammatica.
Quali prospettive di futuro può avere questa Regione? L’economia,
il sistema imprenditoriale è o dovrebbe essere generatore di ricchezza quindi
di lavoro, opportunità e speranza, ma come ciò può avvenire se vi è la presenza
di un condizionamento mafioso massiccio?
In questo contesto mi sono sempre chiesto cosa poter fare,
e quale poteva essere attivamente il mio ruolo di cittadino ed imprenditore.
Le mie forti scelte e l’aver fatto il mio dovere, con l’essere
considerato “testimone di giustizia”, mi hanno portato alla solitudine, alla
marginalizzazione all’isolamento, al venire giudicato un “infame”.
Nonostante tutto ho scelto di continuare a vivere e
lavorare in Calabria, terra che amo, pagandone prezzi altissimi, ma lo
debbo ai miei figli ed ai tanti giovani che oggi hanno come unica prospettiva
quella di emigrare.
Certamente non sono abituato a piangermi addosso, non
cerco pietismi, elemosine o commiserazione. Sono stato più volte minacciato di
morte e le cosche mafiose, come consuetudine, mi faranno pagare le conseguenze
delle mie azioni e di ciò ne sono consapevole, visto anche i tanti e drammatici
precedenti.
I segnali che mi arrivano sono chiari, sono segnali di
arroganza, di minacce e di violenza. So molto bene di essere un obbiettivo, di
essere nel mirino dei loro “fucili”, ma mi sono sempre ritenuto un combattente
e questa legittima paura non potrà portarmi a scappare o mettere la testa sotto
la sabbia.
Ci tengo a sottolineare di avere sempre avuto al mio
fianco le Istituzioni, la Procura di Reggio Calabria, S.E. Il Prefetto e la
costante tutela delle forze dell’ordine. Purtroppo però non è la sola
repressione che può sconfiggere i poteri criminali, ma il ruolo
determinante è quello della società civile, che sino ad oggi è stata
soggetto e spettatore passivo.
L’unica speranza che abbiamo tutti, io di proteggere la
mia vita e lo Stato, il Paese, di eliminare il potere delle cosche, risiede infatti
nello svegliare le coscienze dormienti dei cittadini, che non devono più
essere soggetti passivi, assuefatti ad una normalità piena di bruttezze e
sopraffazioni, ma divenire attori di una riscossa sociale, di una rivoluzione
che ha come obbiettivo quello di riprenderci il nostro diritto al futuro, alla
speranza.
Innescare un cambiamento è l’unica prospettiva di
rinascita del territorio, gli aiuti economici come il PNRR a poco serviranno,
così come avvenuto in passato, se non si interviene immediatamente sulla
società civile, responsabilizzandola.
La Calabria piena di bellezze ma anche terra portatrice
di tanti mali, può invece essere in questo caso generatrice di un
cambiamento, di una rivoluzione sociale e morale per tutto il Paese. Si può
e si deve rimettere al centro la questione morale chiedendo alla gente di
essere parte attiva del cambiamento; abbiamo il dovere di chiedere ai nostri
cittadini di riappropriarsi del proprio domani, possiamo e dobbiamo essere da
esempio per tutti.
Rappresento per un’attenta valutazione che certamente è
ben chiara alle Istituzioni tutte, che ci troviamo in una Regione, con una
delle più potenti organizzazione criminali al mondo, con il maggior numero di
comuni sciolti per infiltrazioni mafiose, con il maggior numero, in rapporto
alla popolazione residente, di crimini violenti e reati economici, oltre che al
maggior numero di imprese cessate rispetto alle nuove. Dove vi è il più alto
tasso di disoccupazione e di inoccupazione. Siamo in un contesto in cui il
sistema sanitario presenta il maggior numero di aziende sanitarie infiltrate,
con debiti monstre inquantificati ed inquantificabili. Con il divario economico
con il nord in continua crescita. Siamo in un contesto in cui l’arrogante
potere criminale arriva a minacciare le Istituzioni (il caso dei recenti proiettili
trovati davanti alla Procura di Reggio Calabria o le continue minacce al
Procuratore di Catanzaro). Una terra nella quale i diritti costituzionali
primari sono inesistenti e nei casi come il mio i diritti alla vita, alla
liberta individuale e di impresa vengono meno.b>
Da ciò chiedo alle massime Istituzioni, consapevoli
della gravità del contesto, di essere i propulsori di tale cambiamento, di
venire tra la nostra gente, stare al nostro fianco, di essere da stimolo ai
calabresi che devono sentire la presenza dello Stato e delle Istituzioni. Tutti
noi abbiamo bisogno di vedere nello Stato il punto di riferimento, attraverso messaggi
e atti positivi e concreti di cambiamento e speranza. Credo che ciò sia un atto
dovuto al nostro Paese ed ai nostri valori democratici.
Concludo questa lettera con due, attinenti, citazioni dell’illustre
calabrese Corrado Alvaro:
“Nessuna libertà esiste quando non esiste una libertà
interiore dell'individuo.”
“La disperazione più grande
che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile.”