Una metamorfosi profonda che ha segnato la 'ndrangheta reggina negli ultimi trent'anni
Il processo ha riunito le inchieste 'Mammasantissima', 'Reghion', 'Fata Morgana', 'Alchemia' e 'Sistema Reggio', centinaia di faldoni e migliaia di pagine di verbali, che hanno permesso ai giudici di individuare e cucire la linea comune delle azioni della 'ndrangheta a Reggio Calabria, l'atteggiamento 'unitario' e sommerso, per evitare l'attenzione degli investigatori.
La sentenza individua negli avvocati Giorgio De Stefano, condannato in secondo grado con il rito abbreviato a 15 anni e quattro mesi di reclusione, e Paolo Romeo, ex parlamentare del Psdi, condannato a 25 anni di reclusione in primo grado, come le persone in grado di influenzare gli equilibri mafiosi a Reggio Calabria, e di frenare l'esplodere di potenziali conflitti tra le cosche cittadine. Una metamorfosi profonda, quella che ha segnato la 'ndrangheta reggina negli ultimi trent'anni, un inabissamento obbligato dall'incalzare delle indagini, che ha garantito affari lucrosi senza inutile spargimento di sangue, grazie anche alla rigida organizzazione che ha impedito i contatti diretti tra il cosiddetto 'livello militare' e i 'riservati'. Nella sentenza del Tribunale di Reggio Calabria, si evidenzia, infine, la commistione tra una parte dello Stato, delle forze dell'ordine, della magistratura e dei servizi segreti, la cosiddetta 'Zona Grigia', e il 'Sistema', per assicurare apparenti successi nelle iniziative di contrasto alla criminalita' organizzata e alla cattura di latitanti, uno 'scambio ineguale' per favorire la eliminazione di avversari senza spargimenti di sangue, accrescendo l'ambiguita' di quel rapporto che ha reso labili i confini tra apparati criminali e rappresentanti dello Stato.
AGI