«Il progetto è la
risposta sbagliata, inutile, dannosa ai problemi del meridione e del paese»
Il Governo non perde occasione
per enfatizzare l’utilità del ponte sullo Stretto di Messina presentandolo come
un’opera green, sicura, moderna, un acceleratore di sviluppo per l’intero
meridione che creerebbe 100mila posti di lavoro e ricchezza per tutte le
aziende del Paese, migliorando la rete dei trasporti a Sud. Il tutto ad un
costo stimato a preventivo di 14 miliardi di euro pari a quasi un punto di Pil.
Il ponte sullo Stretto in realtà
è tutt’altro che un’opera green visto che causerebbe un disastro ambientale
devastando un patrimonio paesaggistico e naturalistico di enorme valore e
attrattività turistica come lo stretto di Messina, scrigno di biodiversità
tutelato dall’art.9 della Costituzione Italiana e da vincoli ambientali
regionali, nazionali, europei, oltre ad essere un territorio geologicamente e
morfologicamente fragile (il terremoto del 1908 e l’alluvione di Giampilieri
del 2009 lo dimostrano tragicamente). L’intero territorio di entrambe le sponde
diventerebbe un immenso e devastante cantiere, per un’opera estremamente
critica.
Il ponte sullo Stretto è infatti
tecnicamente un azzardo visto che vi sono tanti dubbi sulla sua fattibilità
tecnica: al mondo il ponte più lungo a campata unica (per il passaggio di
treni, tir e auto) è di 1400 metri, mentre quello sullo Stretto di Messina
dovrebbe raggiungere i 3300 metri. Servirebbe una rivoluzione nel campo dei
materiali e della tecnologia per poterlo realizzare, come affermano alcuni
esperti, e ad oggi non esistono le condizioni per questo salto.
Il ponte sullo Stretto non
risolve il problema della mancanza di una efficiente rete di trasporti interna
alle regioni meridionali e della Sicilia e Calabria in particolare (autostrade
e strade in stato pessimo), della mancanza di infrastrutture ferroviarie
moderne (in Sicilia quasi l’80% della rete è a binario unico e oltre il 40% non
è elettrificata), dell’inadeguatezza di porti ed aeroporti. Per dimezzare i
tempi di attraversamento dei treni nello Stretto di Messina basterebbe
utilizzare Frecciarossa da 4 vagoni che possono essere traghettati senza
scomporli e/o prevedere l’acquisto di traghetti Ro-Ro più lunghi ed in grado di
imbarcare treni con sette vagoni, convertendo le attuali flotte con traghetti
elettrici per rendere il traghettamento a zero emissioni.
Il ponte sullo Stretto non serve
alle aziende del Paese perché non interviene sui problemi strutturali che
impediscono agli imprenditori di avere i servizi territoriali adeguati per
radicarsi ed espandersi, non dà prospettive di sviluppo nei settori strategici
di cui il Sud necessita, non assorbe l’enorme disoccupazione, soprattutto
giovanile e femminile presente nel Meridione.
Per questi motivi riteniamo che
il ponte sullo Stretto non solo non sia una priorità ma rappresenta più una
minaccia che una opportunità per lo sviluppo sostenibile della Sicilia, della
Calabria e del Meridione. E’ necessario pertanto mobilitarsi per opporsi alla
sua costruzione e lottare affinchè le risorse pubbliche vengano utilizzate al
Sud per migliorarne le infrastrutture esistenti, per la messa in sicurezza dei
territori, per la valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale, per la
realizzazione di opere tecnicamente fattibili ed economicamente sostenibili,
per il sostegno al reddito di quanti sono ai margini del mondo del lavoro e
della società, per il rilancio di servizi essenziali come gli interventi
sociali, la sanità, la scuola, la gestione dell’acqua, minacciati
dall’incombente autonomia differenziata che allargherebbe il divario tra Nord e
Sud- chiosa la nota firmata
“Coordinamento Corteo Noponte 2 dicembre” che lancia il
corteo nazionale da tenersi a Messina sabato 2 dicembre in concomitanza
con la discussione parlamentare sulla legge di bilancio.