Operazione antimafia contro le cosche dello Jonio-Catanzarese
I carabinieri di Catanzaro e del Ros, con il coordinamento della locale Procura della Repubblica (Direzione distrettuale antimafia) in varie località della costa jonica calabrese e nelle regioni Lazio, Piemonte e Lombardia stanno eseguendo un provvedimento cautelare - emesso dal gip di Catanzaro - nei confronti di 44 indagati (di cui 15 in carcere e 29 agli arresti domiciliari).Tra gli indagati figurano il sindaco di Badolato Giuseppe Nicola Parretta, il suo vice Ernesto Maria Menniti e il presidente del Consiglio comunale Maicol Paparo.
A loro carico ci sono "gravi indizi - si legge in una nota - in ordine ai delitti, a vario titolo ipotizzati, tra cui, associazione di tipo 'ndranghetistico, procurata inosservanza di pena, traffico di armi e plurimi reati contro la persona e il patrimonio aggravati dalle finalità mafiose, nonché scambio elettorale politico mafioso e violazioni in materia di stupefacenti".
"Un continuo, asfissiante controllo del territorio".
E' quello che esercitava la cosca Gallace, radicata sul basso Jonio Catanzarese ma con proiezioni in Lazio, Lombardia e Piemonte.
Il procuratore facente funzioni di Catanzaro Vincenzo Capomolla, parlando dei 44 arresti eseguiti - 15 in carcere e 29 ai domiciliari - questa mattina dai carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro e del Ros centrale ha spiegato che la cosca ha avuto "capacità di condizionamento sia sulla campagna elettorale del 2021 per il Comune di Badolato che sulle successive attività dell'ente".
Condizionamento che ha portato gli arresti domiciliari il sindaco di Badolato, Nicola Parretta, il vicesindaco Ernesto Maria Menniti, il presidente del consiglio comunale Maicol Paparo e gli assessori Antonella Giannini e Andrea Bressi.
Capomolla ha parlato anche di "intimidazioni brutali" effettuate nei confronti di vittime di estorsioni e di vessazioni da parte della cosca di 'ndrangheta. Un gruppo criminale che poteva contare sul concorso esterno di imprenditori e anche "su ingenti partire di armi acquisite su canali internazionali, in particolare provenienti da Serbia e Montenegro". Si tratta di armi sia comuni che da guerra come kalashnikov o fucili da cecchino. "La cosca si avvaleva degli arsenali abbandonati dopo le guerre balcaniche", ha detto il procuratore aggiunto Giancarlo Novelli sottolineando "la proiezione internazionale dell'organizzazione criminale".
Nel corso delle indagini sono anche stati arrestati tre latitanti appartenenti al locale di Guardavalle, oggi indagati in questa inchiesta. Si tratta di Cosimo Damiano Gallace "considerato tra i latitanti di massima sicurezza - ha detto il colonnello del Ros centrale Gianluca Valerio -. L'arresto è avvenuto nel 2021. L'anno successivo è stato catturato anche il fratello Antonio Gallace che si trovava ad Anzio. E infine è stato catturato in Sicilia Francesco Gaetano".