Nuove perquisizioni a Messina per l’omicidio del giudice Antonino Scopelliti

Autore Giorgia Rieto | gio, 08 maggio 2025 12:17 | Giudice-Scopelliti Omicidio-Scopelliti

Secondo gli inquirenti, Messina potrebbe essere stata la base logistica da cui fu pianificato l’agguato

Si riaccendono i riflettori sull’omicidio del giudice Antonino Scopelliti, il magistrato calabrese assassinato il 9 agosto 1991 mentre percorreva a bordo della sua BMW la strada tra la frazione Ferrito di Villa San Giovanni e Piale di Campo Calabro, suo paese d’origine. La Polizia ha effettuato una serie di perquisizioni a Messina nell’ambito della nuova inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, guidata dal procuratore Giuseppe Lombardo.

Le attività investigative si inseriscono in un filone già avviato negli anni scorsi, che ha visto l’iscrizione nel registro degli indagati di 18 esponenti di spicco della criminalità organizzata, tra cui anche il boss siciliano Matteo Messina Denaro. In particolare, le perquisizioni hanno riguardato abitazioni, capannoni e terreni collegati alla cellula messinese del gruppo Romeo-Santapaola, ritenuta una diramazione diretta del clan etneo che intratteneva legami con Nitto Santapaola, figura storica della commissione regionale di Cosa nostra.

Secondo gli inquirenti, Messina potrebbe essere stata la base logistica da cui fu pianificato l’agguato, realizzato in sinergia tra le cosche siciliane e calabresi. Un’ipotesi supportata dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Maurizio Avola, che si è autoaccusato come uno dei due killer e ha contribuito, anni fa, al ritrovamento del fucile usato nel delitto.

Lo scorso aprile, gli investigatori hanno ricostruito in loco la dinamica dell’omicidio, acquisendo nuovi elementi che potrebbero aprire spiragli di verità su un crimine rimasto impunito nonostante le prime condanne in primo grado, poi annullate in appello con clamorose assoluzioni.

Il giudice Scopelliti, sostituto procuratore generale della Corte di Cassazione, avrebbe dovuto rappresentare l’accusa nel maxiprocesso contro Cosa nostra. La sua uccisione – avvenuta in Calabria, terra d’origine, ma con evidenti connessioni mafiose anche in Sicilia – rappresenta ancora oggi uno dei punti più oscuri della guerra tra Stato e mafia negli anni ‘90.

Le indagini proseguono nel massimo riserbo, ma la riapertura del caso e l’intensificarsi delle attività investigative fanno sperare che giustizia possa finalmente essere fatta.


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