'Ndrangheta: maxi operazione all’alba, 97 misure cautelari e 200 indagati, la “provincia” e le cosche unite per il narcotraffico internazionale

Autore Giorgia Rieto | mer, 21 maggio 2025 10:45 | Droga Ndrangheta Reggio Calabria Gioia Tauro

Colpito l’asse criminale tra le cosche della provincia di Reggio Calabria. Scoperti intrecci con imprenditoria, pubbliche amministrazioni e politica

Dalle prime luci dell’alba è in corso una maxi operazione antimafia condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal procuratore Giuseppe Lombardo. Un’azione capillare che ha coinvolto 18 province italiane e portato all’esecuzione di 97 misure cautelari, di cui 81 in carcere e 16 ai domiciliari. I provvedimenti sono stati emessi dal GIP di Reggio Calabria. Sono circa 200 gli indagati.

L’inchiesta, avviata nel 2018, si è sviluppata in cinque distinti filoni investigativi, poi unificati, e ha colpito le principali consorterie mafiose della provincia reggina, operanti nei tre storici mandamenti: centro, jonico e tirrenico.

Una struttura unificata per il traffico internazionale di droga

L’elemento più rilevante emerso dalle indagini è la creazione, da parte delle cosche, di una struttura unitaria e stabile per la gestione monopolistica del traffico internazionale di stupefacenti. Un vero e proprio “ramo d’azienda” dell’organizzazione mafiosa che operava al di sopra delle singole articolazioni territoriali e coordinava l'importazione di cocaina da Colombia, Brasile e Panama. La droga veniva occultata in container e fatta entrare nel porto di Gioia Tauro grazie alla complicità di operatori portuali, per poi essere distribuita su tutto il territorio nazionale.

Le cosche e l’estorsione sistematica

L’indagine ha anche confermato la piena operatività di cosche storiche come quella degli Alvaro e dei Barbaro Castani. Queste organizzazioni imponevano il pagamento del pizzo agli imprenditori che operavano nei territori controllati: dalla “messa a posto” per i commercianti e gli appalti pubblici nella zona di Sinopoli, fino a richieste estorsive pari al 3% del valore degli appalti nella zona di Platì e Ardore.

Infiltrazioni nella pubblica amministrazione e scambi elettorali

È emerso un sistema di infiltrazione nelle amministrazioni pubbliche locali, con accesso illecito a informazioni su appalti e pagamenti, grazie alla collaborazione di imprenditori compiacenti. In alcuni casi, ciò ha permesso alle cosche di inserirsi in forniture alla pubblica sanità.

Accertata anche l’esistenza di un’associazione a delinquere finalizzata allo scambio elettorale politico-mafioso, creata per raccogliere voti a favore di una candidata alle elezioni regionali della Calabria (poi non eletta).

Estorsioni, sequestri e summit mafiosi

L’indagine ha ricostruito diversi episodi significativi, tra cui il sequestro di un affiliato Alvaro da parte della cosca di Platì per un debito di 45.000 euro legato alla droga, e una richiesta estorsiva di 125.000 euro destinata, secondo l’accusa, a corrompere un magistrato per pilotare un processo.

Riemerge anche un vecchio fatto di sangue: l’uccisione, poche ore dopo il rapimento, di Mariangela Passiatore, sequestrata a Brancaleone nel 1977. Secondo gli inquirenti, un indagato oggi coinvolto avrebbe avuto un ruolo chiave in quel delitto mai del tutto chiarito.

Sequestrate società legate agli indagati

Contestualmente, sono stati eseguiti sequestri preventivi nei confronti di due società, attive nei settori della ristorazione e dell’edilizia, ritenute funzionali al riciclaggio di proventi illeciti e riconducibili agli indagati.

“La Provincia” e i “locali”: il cuore organizzativo della ‘ndrangheta

Le investigazioni hanno confermato l’esistenza e l’operatività della struttura collegiale denominata “Provincia”, organo che coordina i “locali” mafiosi della provincia e quelli dislocati nel resto d’Italia e all’estero, stabilendo regole, ruoli e risolvendo contrasti interni.

Una rete nazionale e internazionale

L’operazione ha coinvolto oltre 1000 militari e si è svolta con il supporto del ROS, dello Squadrone Eliportato “Cacciatori” di Calabria e Sicilia, del 14° Battaglione “Calabria”, del Nucleo Cinofili e del Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia. Fondamentale anche l’apporto dell’unità ICAN di INTERPOL e dello SCIP, per gli aspetti di cooperazione internazionale.


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