Duemila clandestini approdati sulle coste del territorio nazionale
“E’ stato fatto uno sforzo straordinario e nella ricostruzione odierna, non ci sono riferimenti alla ‘ndrangheta”.
Così il Procuratore della Repubblica Giuseppe Lombardo spiega l’operazione messa a segno dallo Stato e che ha disfatto la rete internazionale di trafficanti di migranti articolata su quattro associazioni perfettamente organizzate per curare tutte le fasi della traversata dei clandestini lungo la rotta del Mediterraneo orientale, dai porti della Turchia fino alle coste della provincia reggina. Un vasto e sinergico lavoro di indagine messo a segno dalla Polizia di Stato del Servizio Centrale Operativo e della Squadra Mobile di Reggio Calabria con la Direzione Nazionale Antimafia, Eurojust, Interpol ed Europol.
“E’ stata un’attività lunga, articolata, complessa che ha confermato una serie di misure cautelari e riguarda sbarchi avvenuti nel periodo tra il 2017 e il 2022, portati a termine da una grossa organizzazione – esordisce il questore Salvatore La Rosa -. E’ un grande risultato che dimostra la risposta dello Stato e l’impegno costante delle Forze dell’ordine per contrastare le organizzazioni malavitose”.
Il Procuratore della Repubblica Giuseppe Lombardo nel ribadire “la registrazione di circa duemila migranti clandestini approdati sulle coste del territorio nazionale a bordo di barche a vela stipate all’inverosimile, per un giro d’affari di dieci milioni di euro” e per le misure cautelari “parliamo di posizione tutte provvisorie, da dimostrare”, non può che precisare come queste siano “condotte non isolate, sbarchi non occasionali, un fenomeno criminale necessariamente organizzato ed è impossibile immaginare questo, senza uomini e supporti logistici”.
“L’indagine è stata avviata nel 2019 analizzando le dinamiche criminali sottese al fenomeno degli sbarchi clandestini di migranti provenienti dalla Turchia e diretti, lungo la rotta del Mediterraneo orientale, verso le coste di Roccella Jonica (RC), Crotone, Lecce e Siracusa, con l’impiego di imbarcazioni a vela condotte da scafisti per lo più russofoni – afferma il Procuratore -. Il complesso delle investigazioni ha evidenziato come gli sbarchi attenzionati, lungi dal potere essere considerati alla stregua di semplici episodi occasionali, fossero invece frutto di consolidati schemi operativi, rispondenti a strutture capaci di gestire l'intera filiera dei viaggi clandestini intrapresi da quanti, desiderosi di migliorare le proprie condizioni, hanno affidato la propria vita ed il proprio denaro a dei trafficanti mossi dall'unico intento di lucrare sul bisogno, sulle speranze e sull'affidamento altrui. Abbiamo interloquito per arrivare a queste risposte con Malta, Polonia, Grecia, Albania, Georgia, Montenegro, Turchia, Slovacchia, Ucraina, Moldavia – continua ancora – e queste interlocuzioni hanno generato una collaborazione stabile, bilaterale. Immaginate non una macrostruttura criminale, ma un insieme di strutture criminali organizzate con uno scopo ben preciso, sinergicamente collegate tra di loro, ognuna con una sua specificità, capace insieme di raggiungere gli obiettivi. Questo è un approccio moderno ed efficace che porta alla caduta del singolo e al potenziamento del gruppo. In questo modello, non ci sono tracce di ‘ndrangheta, ma vi posso assicurare che, da qui a 5 anni, la ‘ndrangheta si trasformerà seguendo un determinato percorso”.
Il Procuratore ricostruisce l’operatività di “quattro distinte associazioni criminali, tutte con basi all’estero, specializzate nel trasferimento dei migranti, per lo più iracheni, iraniani, afghani e siriani, dalle zone di imbarco turche fino alle coste italiane e che i trafficanti operavano in maniera sinergica fra le molteplici cellule operative ubicate nei diversi Stati, nell’ambito di una rete transnazionale orientata esclusivamente al perseguimento del programma criminoso incentrato sul traffico clandestino di migranti.
In particolare, la “frangia ucraina” e la “frangia moldava” avevano il compito di reclutare gli scafisti; la “frangia georgiana” era composta da intermediari finanziari e istruttori della navigazione (la Georgia, infatti, era luogo di addestramento degli scafisti e sede del gruppo operativo, oltre che terminale dei finanziamenti/pagamenti). In ultimo, la “frangia turca”, operativa fra la città di Istanbul (dove venivano raccolti i migranti provenienti dall’Asia Occidentale) e i diversi luoghi di imbarco delle coste turche, con il compito di organizzare le partenze e gestire i rapporti con i migranti da trasportare ed i loro parenti.