Scomparsa 17 anni fa, dal marito "massima disponibilità" al prelievo del Dna

Autore Redazione Web | lun, 11 maggio 2026 17:39 | Dna Klaus-Davi Roberto-Lo-Giudice

A dichiaralo a Klaus Davi è Roberto Lo Giudice, indagato per la morte della moglie

Roberto Lo Giudice, marito di Barbara Corvi, indagato per la scomparsa della moglie avvenuta 17 anni fa, ha "dato la massima disponibilità al prelievo del Dna" per un confronto su quello di alcune cartoline a firma della donna recapitate ai figli e al centro delle indagini ora riaperte dalla Procura di Terni.

Lo ha detto in un'intervista realizzata da Klaus Davi che l'ha resa nota. "L'ho sempre data in questi 17 anni. A farmi indagare e controllare. Arrestare pure. Ho dato la mia massima disponibilità e l'ho data pure oggi" ha aggiunto l'uomo già inquisito e sempre prosciolto. Il quale ha spiegato che a suo avviso la moglie "non è morta".

"Quanto alle cartoline da Firenze e a quello che potrebbe emergere sono tranquillissimo" ha ribadito Lo Giudice. "In quel periodo però Firenze - ha sostenuto -, come dice il riesame e come dice la cassazione, non era imputabile a me in quanto ero ad Amelia. Ma è imputabile a una terza persona. Questa terza persona dice pure che sono andato a Firenze o a Prato a cercare lei. A questo punto mi viene da pensare che qualcuno abbia voluto impedire a Barbara di ritornare da noi. Le cartoline non le ho scritte io. Quindi per me è una perdita di tempo, anzi è uno spreco di energie e di soldi".

"Per me ad oggi lei non è morta, assolutamente" ha detto ancora Lo Giudice sempre a Klaus Davi. "Perché pensare che lei sia morta - ha aggiunto - finché non si ha la certezza? Io non posso dire che mia moglie è vittima di mafia. Come fa a essere vittima di mafia se mafia non c'è?"

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