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Maltempo, devastazione sullo Jonio: Melito di Porto Salvo in ginocchio, auto trascinate fino al mare e strade distrutte. L’incubo si ripete dopo il ciclone Harry

Autore Giorgia Rieto | sab, 10 ott 2026 21:00 | Melito-Porto-Salvo Reggio-Calabria Lazzaro Maltempo

Da Melito a Lazzaro, fino a Reggio Calabria, il territorio fa i conti con allagamenti, cedimenti e collegamenti compromessi

Una notte di paura, devastazione e distruzione. È lo scenario che si è presentato alle prime luci dell’alba lungo il versante jonico reggino, colpito nella notte tra venerdì 9 e sabato 10 ottobre da precipitazioni di eccezionale intensità, previste dall’allerta meteo arancione diramata dalla Protezione civile. Il risveglio è stato drammatico soprattutto a Melito di Porto Salvo, dove la furia dell’acqua ha trascinato automobili fino alla spiaggia, invaso le strade di fango e detriti, provocato cedimenti della carreggiata e lasciato interi tratti della viabilità gravemente compromessi. Un paesaggio che, per certi versi, ricorda uno scenario post-apocalittico: strade sventrate, muri crollati, voragini nell’asfalto e abitazioni rimaste isolate.

Il bilancio è ancora provvisorio e la conta dei danni è appena cominciata. Ma le immagini che arrivano dal territorio raccontano già la portata di un evento che ha messo in ginocchio una comunità. Secondo le prime ricostruzioni, in alcune aree le precipitazioni hanno raggiunto quantitativi eccezionali in poche ore, saturando il territorio e trasformando strade e corsi d’acqua in vie di scorrimento per masse di fango e detriti. Anche sulla Statale 106 sono stati segnalati accumuli di materiale e disagi alla circolazione, mentre squadre della Protezione civile, Vigili del fuoco e forze dell’ordine sono intervenute per monitorare le criticità e mettere in sicurezza le zone più colpite.

A Melito di Porto Salvo, il sindaco Annunziato Nastasi ha chiesto il riconoscimento dello stato di calamità naturale. Una richiesta che arriva mentre l’amministrazione comunale è impegnata, insieme alla Polizia locale e ai volontari della Protezione civile, nelle attività di ricognizione e gestione dell’emergenza. Per il momento non è possibile quantificare con precisione l’ammontare dei danni, né stabilire quanto tempo servirà per ripristinare completamente le condizioni di sicurezza e la normale viabilità. La priorità resta individuare le situazioni di pericolo, raggiungere le aree più difficili e impedire che nuove criticità possano mettere a rischio la popolazione.

A rendere ancora più pesante quanto accaduto è il ricordo ancora vivo del ciclone Harry, che appena pochi mesi fa aveva devastato il litorale di Melito, distruggendo ampi tratti del lungomare e lasciando ferite profonde lungo la fascia costiera. Allora era stata soprattutto la forza del mare a cancellare infrastrutture e a modificare il volto del territorio. Questa volta è stata la pioggia, con la sua violenza improvvisa, a mettere a nudo un’altra fragilità: quella di un sistema territoriale che sembra faticare sempre più a reggere eventi meteorologici estremi.

Due emergenze in pochi mesi, due volti diversi della stessa vulnerabilità. Per una comunità che non ha ancora avuto il tempo di rialzarsi completamente dai danni precedenti, il nuovo disastro rappresenta un colpo durissimo, sul piano economico, infrastrutturale e psicologico. E inevitabilmente riporta al centro una domanda che non può essere liquidata con la fine dell’emergenza: quanto ancora può continuare a verificarsi una situazione del genere? Quanto tempo occorre perché la prevenzione si traduca in interventi strutturali capaci di ridurre davvero i rischi?

La prevenzione, intanto, ha avuto un ruolo fondamentale sul fronte della sicurezza. L’allerta arancione, le misure precauzionali e l’invito a limitare gli spostamenti hanno contribuito a richiamare l’attenzione della popolazione sulla gravità delle condizioni previste. Nessuna vittima. È un dato che assume un valore enorme davanti alla violenza delle precipitazioni e alle immagini delle automobili trascinate dalla corrente. Ma sarebbe un errore considerare l’assenza di vittime come la prova che tutto abbia funzionato. La salvaguardia delle vite umane è l’obiettivo primario, ma la sicurezza di un territorio deve misurarsi anche con la sua capacità di resistere, proteggere le abitazioni, mantenere accessibili le strade e limitare i danni a ogni nuova ondata di maltempo.

Le criticità non si sono fermate a Melito. A Lazzaro, nel territorio di Motta San Giovanni, alcune abitazioni sono rimaste isolate, soprattutto nelle aree in cui i sottopassi e i collegamenti stradali sono stati interessati dagli allagamenti. Anche qui l’acqua ha reso difficili gli spostamenti, trasformando percorsi quotidiani in punti di rischio e alimentando la preoccupazione dei residenti.

A Reggio Calabria si è riproposto il copione ormai fin troppo conosciuto. Sottopassi allagati, disagi alla circolazione e criticità anche nell’area del Parco Lineare Sud, dove la presenza di acqua e detriti ha complicato la situazione. Ancora una volta, sotto osservazione sono finite le caditoie stradali, in diversi punti sommerse da rifiuti e materiale trascinato dalla pioggia, insieme a tombini rimasti completamente aperti. Elementi che, durante precipitazioni intense, possono trasformarsi in ulteriori fattori di pericolo per automobilisti e pedoni.

È proprio su questi aspetti che si concentra una parte della preoccupazione: la violenza degli eventi meteorologici è un fattore con cui fare i conti, ma la manutenzione delle infrastrutture, la pulizia dei sistemi di drenaggio e la messa in sicurezza dei punti più vulnerabili restano questioni decisive. Le caditoie ostruite, i sottopassi che si trasformano in trappole d’acqua e i tombini scoperti non sono dettagli secondari quando le strade vengono investite da grandi quantità di pioggia. Sono criticità che richiedono controlli costanti, interventi tempestivi e una programmazione che non si esaurisca con l’emergenza.

La giornata di domenica 11 ottobre si apre con un livello di allerta indicato in diminuzione, al giallo secondo il quadro previsionale riferito al territorio. Un segnale che non deve però essere interpretato come un ritorno automatico alla normalità. Il rischio, infatti, non scompare insieme all’intensità delle precipitazioni: il terreno resta impregnato d’acqua, le infrastrutture possono presentare cedimenti non immediatamente visibili e le conseguenze del nubifragio continueranno a emergere nelle prossime ore. Sarà necessario mantenere alta l’attenzione e seguire gli aggiornamenti ufficiali, soprattutto nelle zone già colpite e lungo i percorsi interessati da frane, allagamenti o interruzioni.

E poi c’è l’inverno, ormai alle porte. La quantità d’acqua caduta in una sola notte non fa ben sperare per i mesi che attendono la Calabria, soprattutto se dovessero ripetersi precipitazioni intense su territori già provati e con fragilità che si trascinano da anni. Il cambiamento delle condizioni climatiche rende sempre più urgente una strategia capace di affiancare alla gestione delle emergenze una prevenzione concreta: manutenzione ordinaria, monitoraggio dei corsi d’acqua, adeguamento delle reti di smaltimento delle acque piovane, tutela delle aree costiere e interventi strutturali nelle zone maggiormente esposte.

Melito di Porto Salvo, Lazzaro e Reggio Calabria raccontano, ancora una volta, la stessa storia: quella di comunità costrette a misurarsi con la paura di ogni nuova perturbazione, mentre i danni precedenti non sono stati ancora del tutto superati. La solidarietà e il lavoro delle squadre impegnate sul campo sono indispensabili, ma non possono sostituire una risposta strutturale e duratura.

La notte appena trascorsa lascia dietro di sé strade devastate, automobili trascinate dalla furia dell’acqua, collegamenti compromessi e una lunga lista di danni ancora da accertare. Fortunatamente, al momento, non si registrano vittime. È la notizia più importante, ma non può essere l’unica conclusione. Perché ogni volta che un’allerta meteo si trasforma in un disastro, la domanda torna inevitabilmente a farsi sentire: quanto ancora dovrà accadere prima che la prevenzione diventi una priorità concreta e continuativa?

La domenica si apre con un’allerta ridotta, ma non con le preoccupazioni. L’acqua caduta nella notte resta impressa nelle immagini di un territorio ferito e l’inverno non è ancora cominciato. Per il versante jonico reggino, il tempo delle verifiche è appena iniziato. Quello delle risposte, invece, non può più essere rimandato.

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