Caro benzina, ticket sanitari e astensionismo: la Cgil Calabria, «c’è ben poco da festeggiare»

Autore Giorgia Rieto | mar, 29 set 2026 13:10 | Cgil Benzina

Secondo il sindacato, il problema non riguarda soltanto il prezzo alla pompa, ma le conseguenze a cascata che gli aumenti energetici producono sull'intera economia

Benzina a due euro al litro, diesel che arriva a 2,20 euro, rincari che pesano sulle famiglie e un sistema sanitario alle prese con costi sempre più alti per i cittadini. È su questo quadro che la Cgil Calabria interviene, affidando al segretario generale Gianfranco Trotta una lettura fortemente critica della situazione economica e sociale della regione.

«Il trionfo per un litro di benzina a 2 euro e di diesel a 2 euro e venti centesimi, le lunghe file ai distributori e il grido di aiuto degli agricoltori ieri in protesta raccontano un Paese sull’orlo della crisi», sostiene Trotta, contestando al governo Meloni quella che definisce un'eccessiva enfasi sui risultati raggiunti sul fronte del prezzo dei carburanti.

Per il segretario regionale della Cgil, l'intesa raggiunta con le compagnie petrolifere rappresenta «un primo passo», ma non una soluzione strutturale. «L’accordo – afferma – evita loro la tassazione sugli extra profitti ed è limitato nel tempo».

Secondo il sindacato, il problema non riguarda soltanto il prezzo alla pompa, ma le conseguenze a cascata che gli aumenti energetici producono sull'intera economia. Il trasporto delle merci, in particolare, finisce per incidere ulteriormente sul costo dei beni di prima necessità.

«I rincari energetici e le ricadute a cascata stanno logorando il potere d’acquisto e la tenuta delle famiglie», sottolinea Trotta. Una situazione che, secondo la Cgil, assume contorni ancora più pesanti in Calabria, dove gli stipendi restano bassi e la carenza di infrastrutture efficienti rende il trasporto su gomma una componente essenziale della mobilità delle merci.

A incidere sul bilancio delle famiglie sono dunque non soltanto i costi diretti del carburante, ma anche quelli indiretti legati alla distribuzione dei prodotti.

La Cgil richiama in questo senso un'indagine di Federconsumatori, secondo la quale gli aumenti registrati in Calabria avrebbero avuto un impatto superiore rispetto alla media nazionale. Il sindacato evidenzia come, a livello italiano, una famiglia abbia dovuto sostenere in media una spesa aggiuntiva di circa 275 euro per la ricaduta diretta degli aumenti e di ulteriori 224,50 euro per gli effetti legati al trasporto su gomma dei beni di largo consumo.

Ma per Trotta c'è un altro fronte sul quale la Calabria rischia di pagare un prezzo particolarmente alto: quello della sanità.

Nel mirino finiscono gli aumenti dei ticket sanitari previsti dal nuovo tariffario nazionale. «Se non ci fosse di mezzo la salute dei calabresi, si sarebbe potuto pensare a una provocazione», afferma il segretario della Cgil Calabria.

Il riferimento è alle difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie che continuano a caratterizzare il sistema regionale. «Una delle regioni in cui è più difficile accedere alle prestazioni sanitarie con il servizio pubblico – sostiene Trotta – è diventata anche quella a cui è stato applicato il maggior rincaro sui ticket sanitari previsto dal tariffario nazionale».

Una situazione che, secondo la Cgil, si inserisce in un quadro più ampio di crescente sfiducia.

Ed è proprio qui che il sindacato collega la situazione economica e sociale al dato politico delle recenti suppletive nel collegio di Reggio Calabria-Locri.

«La Calabria è stanca e sfiduciata», afferma Trotta, richiamando l'affluenza alle urne, ferma al 22,34 per cento.

Un dato che, nella lettura della Cgil, dovrebbe rappresentare un elemento di riflessione per tutta la politica, indipendentemente dagli schieramenti. «Il centrodestra gonfia il petto per una vittoria che certifica lo scollamento della politica dal territorio», sostiene Trotta.

E conclude: «Una percentuale di voto del 22 per cento è una grave sconfitta per tutti».

Il tema, secondo la Cgil Calabria, non riguarda soltanto il risultato elettorale o il costo di un pieno di carburante. È il rapporto sempre più fragile tra cittadini, istituzioni e servizi pubblici. Una distanza che, secondo il sindacato, rischia di trasformarsi in disaffezione e sfiducia se alle difficoltà quotidiane non seguiranno risposte considerate concrete e durature.

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