Minore prelevato dalle forze dell'ordine e assistenti sociali nonostante cure mediche in corso
Il bambino di otto anni affetto da ADHD e disturbo oppositivo, residente a San Marco Argentano, è stato prelevato questa mattina con la forza pubblica e trasferito in una struttura familiare, nonostante fosse sotto cure mediche e assistito dalla madre. A raccontare i retroscena di quanto accaduto sono i legali della madre del minore, Avvocati Vincenzo Montone, Rossana Nociti e Rosamaria Montone che hanno denunciato pubblicamente la gravità dell’intervento e le sue possibili conseguenze sul piano umano e psicologico.
“Il bambino è stato portato via stamattina con l’intervento dei carabinieri e degli assistenti sociali, come un delinquente – afferma l’avvocato Montone -. Immagini la madre: si è sfiorata la tragedia. È una situazione gravissima, che lascia sgomenti”.
Secondo quanto riferito dai legali, il provvedimento di allontanamento è stato eseguito sulla base di un provvedimento in cui si autorizzava esplicitamente l’uso della forza pubblica, ma nonostante la drammaticità dell'intervento, la madre aveva presentato un certificato medico attestante che il bambino necessitava di almeno dieci giorni di cure e assistenza da parte della madre stessa, anche alla luce della Legge 104.
“Avevamo questo certificato, c’erano le condizioni per attendere. Non si capisce perché una tale urgenza. La madre stava facendo tutto il possibile per gestire la situazione: aveva anche acquistato i libri scolastici per iniziare la didattica con il bambino. Non siamo davanti a un caso di abbandono o trascuratezza” – continuano i legali.
La famiglia si era trasferita in Calabria dopo la separazione dei genitori, in una fase di forte fragilità emotiva per il minore.
“Io stessa sono scesa in Calabria per cercare di capire meglio la situazione, ho incontrato il sindaco. Ma non c’è stato modo di fermare questa azione. Sono dovuta tornare a Roma, ma la vicenda mi ha lasciato senza parole. Ora la madre è in stato di shock” - continua il legale.
Secondo quanto riferito, il bambino è stato affidato a una struttura familiare, assolutamente inadeguata alle esigenze del minore, le modalità del prelievo restano al centro di polemiche e indignazione.
“Un bambino già traumatizzato viene portato via dai carabinieri, come fosse un criminale. È inaccettabile e a nostro modesto avviso, rappresenta anche un fallimento delle istituzioni, che non sono state in grado di gestire nel modo più adeguato una situazione di criticità e con una maggiore sensibilità sensibilità e umanità. Abbiamo già allertato il Garante per l’Infanzia, il dottor Marziale. Gli ho mandato tutto, incluso l’articolo di stampa uscito sulla vostra testata. Speriamo che almeno lui possa intervenire” - prosegue l’avvocato Montone.
Parallelamente, il legale ha riferito che sono in corso tutte le azioni legali possibili per tutelare il minore e la madre.
“Seguiamo le vie legali, ovviamente. Ma, sappiamo bene che i tempi della giustizia sono lunghi e in casi come questi, la tempestività è tutto. Questo intervento lascia ferite profonde” - conclude.
La vicenda ha già suscitato forte reazione anche da parte dell'opinione pubblica e potrebbe presto approdare sui media nazionali. L’obiettivo, fa sapere la legale, è sensibilizzare e far luce su una procedura che, a suo dire, ha messo in secondo piano il benessere psicologico del bambino e della madre.