Da oltre un anno e mezzo chiede di essere trasferito in un alloggio più accessibile, ma nessuno risponde
Una malattia ai polmoni, un appartamento popolare fatiscente e una richiesta di trasferimento ignorata. È la storia del signor Giacomo Lopresti, 52 anni, affetto da bolle di enfisema al polmone sinistro, una patologia cronica e debilitante che lo costringe ogni notte a dormire collegato a un ventilatore polmonare.
Da oltre un anno e mezzo, il signor Lopresti ha presentato domanda per essere trasferito in un alloggio più adeguato alle sue condizioni di salute, possibilmente al pian terreno, ma da allora – racconta – “è calato il silenzio tombale”.
“Mi è stata diagnosticata una brutta malattia, ho un problema molto grave al polmone sinistro. Abito al terzo piano senza ascensore e non riesco nemmeno a portare una borsa della spesa - racconta con voce affaticata al nostro giornalista Pasquale Zumbo -. Mi manca il respiro solo a fare pochi gradini”.
L’appartamento di edilizia popolare dove vive, si trova in uno stabile gravemente deteriorato. Le pareti presentano crepe e infiltrazioni d’acqua, il balcone è pericolante e nel vano scala la luce è assente da anni.
“Quando piove mi entra l’acqua in camera da letto – spiega – e ogni volta devo passare lo stucco per cercare di tamponare la situazione. Viviamo in mezzo all’umidità e al degrado”.
A peggiorare il tutto, l’assenza dell’ascensore. Per chi, come lui, soffre di una patologia respiratoria grave, salire tre piani ogni giorno significa mettere a rischio la propria salute.
“Il mio ventilatore polmonare dovrò usarlo a vita – aggiunge ancora – senza di esso rischio l’ictus. Una notte, prima che mi venisse assegnato, ho avuto 340 apnee: ho davvero rischiato la vita”.
Il signor Lopresti non chiede molto: solo un alloggio al pian terreno o comunque accessibile, dove possa vivere senza il costante pericolo di un collasso respiratorio.
“Chiedo soltanto che qualcuno intervenga, che chi di dovere si ricordi di noi. Siamo abbandonati in tutto e per tutto”, è l’appello che rivolge alle istituzioni.
La sua storia è quella di tante persone fragili che, oltre alla malattia, devono affrontare ogni giorno la burocrazia lenta e l’indifferenza. Un trasferimento che per altri potrebbe sembrare un dettaglio, per lui rappresenterebbe la differenza tra una vita dignitosa e una continua sofferenza.
È urgente che gli enti preposti verifichino la situazione abitativa del signor Lopresti e diano finalmente una risposta a una richiesta rimasta in sospeso troppo a lungo.
Garantire un alloggio idoneo a chi vive una condizione di salute grave non è un atto di carità, ma un dovere civile e umano.
“Chiedo solo un po’ di attenzione – conclude Lopresti – Non voglio favori, solo poter respirare senza rischiare la vita ogni volta che torno a casa”.