Museo del Risorgimento al Castello Aragonese, la proposta dell'Associazione Culturale Anassilaos

Autore Redazione Web | ven, 04 set 2026 22:07 | Castello-Aragonese Proposta Risorgimento

Giuseppe Diaco rilancia l’idea di utilizzare il maniero come spazio espositivo per valorizzare documenti, cimeli e testimonianze

La creazione di un Museo del Risorgimento da ubicare presso il Castello Aragonese, che, a parte brevi, provvisorie ed estemporanee manifestazioni, al momento si presenta come uno splendido guscio vuoto, è la proposta che l’Associazione Culturale Anassilaos, attraverso uno dei suoi responsabili, Giuseppe Diaco, collezionista e cultore di storia cittadina, avanza al sindaco di Reggio Calabria, On. Cannizzaro.

Non si tratta, invero, di un’idea nuova. Per tutti gli anni Cinquanta del secolo scorso, l’ipotesi della creazione di un Museo del Risorgimento e, con esso, delle Tradizioni Popolari, fu al centro del dibattito politico e culturale grazie all’impegno di tre consiglieri comunali - Angelo Zappia, Guglielmo Calarco e Antonino Zuccalà -e di Nicolà Putortì, già direttore del Museo Civico di Reggio Calabria.

La figura e la personalità di Putortì, sottolinea Anassilaos, non possono essere circoscritte al ruolo di mero oppositore di quel nascente museo archeologico che, con tenacia, portava avanti Paolo Orsi.

Il dibattito fu seguito da concrete iniziative assunte dallo stesso Consiglio comunale. Nel luglio del 1953 venne approvata una prima delibera mentre, nel 1955, con voto unanime, lo stesso Consiglio istituì un “Museo del Risorgimento e delle Tradizioni Popolari” nei locali del Castello Aragonese, alle dipendenze del Comune, affidandone la gestione allo stesso Nicola Putortì.

Il Museo, per la parte relativa al Risorgimento, avrebbe compreso documenti autografi di Garibaldi, Mazzini e Pisacane, manoscritti di patrioti locali, ritratti, bandiere, divise, sciabole e spalline, busti in gesso e vessilli.

Molto di questo materiale, rileva Diaco, era stato donato nei primi decenni del Novecento dagli eredi di quelle famiglie reggine che del Risorgimento furono protagoniste, nonché dalla Società dei Reduci Volontari Patrie Battaglie.

Il materiale venne successivamente custodito nei depositi del Museo Nazionale ed esposto nel 2011, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, nelle mostre allestite presso il Comune, la Provincia e la Prefettura.

Il Castello e la storia del Risorgimento reggino

La scelta del Castello Aragonese quale sede di un tale Museo non era peregrina, poiché il maniero è stato, nel bene e nel male, un protagonista muto della storia reggina e anche teatro di due dei più importanti episodi del Risorgimento a Reggio Calabria.

Il primo è la rivolta antiborbonica del 2 settembre 1847, che coinvolse anche la provincia e fu stroncata con particolare durezza dai Borboni. Domenico Romeo fu barbaramente trucidato e, a Reggio, vennero passati per le armi Domenico Morabito, Raffaele Giuffrè Billa, Giuseppe Favaro e Antonio Ferruzzano, tutti ricordati nell’iscrizione alla base del monumento all’Italia.

A Gerace furono invece trucidati Michele Bello, Gaetano Ruffo, Pietro Mazzone, Domenico Salvadori, Rocco Verduci.

Il secondo episodio è la Battaglia di Piazza Duomo del 21 agosto 1860, nella quale il Castello ebbe un ruolo significativo.

Erano gli anni Cinquanta, culminati a Reggio con le celebrazioni in tutta la provincia, sotto la presidenza di Ugo Tropea, del Centenario dei Mille del 1960, anticipo delle celebrazioni del Centenario dell’Unità d’Italia del 1961, caratterizzati da grande entusiasmo patriottico.

Il revisionismo dei nostri giorni era ancora ben lontano e il Risorgimento, così come la figura di Garibaldi, era soprattutto riguardato con simpatia dalla pubblica opinione e dalle forze politiche, di destra o di sinistra che fossero.

Il MSI non poteva dimenticare la solennità delle cerimonie commemorative del 50° anniversario della morte di Garibaldi, nel 1932, volute da Mussolini, che certamente ammirava e condivideva dell’Eroe l’antiparlamentarismo e le propensioni autoritarie.

Dal lato opposto, PCI e PSI, appena dodici anni prima, nelle elezioni del 18 aprile 1948, avevano addirittura utilizzato l’effigie dell’Eroe per la lista del Fronte Popolare.

«Recuperare dai depositi il materiale risorgimentale»


Non sappiamo perché quella decisione unanime del Consiglio comunale dell’epoca naufragasse, come tanti altri progetti, e ci rendiamo ben conto che il Risorgimento, ai nostri giorni, non sia particolarmente popolare.

Eppure, rileva Diaco, per incrementare l’offerta turistica della città potrebbe essere il caso di riprendere quella proposta.

I turisti e gli stessi reggini in visita al Castello ne ammirano le poderose strutture e, dall’alto dei suoi spalti, il panorama dello Stretto che si dispiega dinanzi ai loro occhi.

I più accorti possono anche rendersi conto di quanto esso costituisse un riparo per la popolazione in caso di incursioni turchesche e potesse, ad un tempo, essere minaccioso per una città in rivolta, visto che dalle sue feritoie — cosa che più volte accadde nella storia di Reggio — era possibile sparare con ogni tipo di arma, anche con i cannoni.

Per tutto il resto, conclude Diaco, il Castello è vuoto.

«Ci chiediamo se non sia oggi il caso di recuperare dai depositi tutto il materiale ivi conservato attinente alle vicende risorgimentali che si svolsero nella nostra città ed esporlo -cosa che avviene a Pizzo, dove il Castello ospita il Museo Provinciale Murattiano - così da offrire ai visitatori, reggini e non, nuove e stimolanti opportunità, magari in attesa che si concretizzi il Museo di Città previsto presso il Monastero della Visitazione».

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