L'evento si è inserito nel progetto itinerante “Favolosamente Donna”, promosso dall'Associazione "La Fenice" e dalla FAVO
Si è conclusa a Polistena la due giorni “Ri-nascere”, un'iniziativa dedicata all'oncologia nel mondo femminile. L'evento si inserisce all'interno del progetto itinerante “Favolosamente Donna”, promosso dall'Associazione La Fenice in sinergia con la FAVO (Federazione Nazionale delle Associazioni di Volontariato Oncologico), giunto quest'anno alla sua seconda tappa nazionale in Calabria, dopo l'esordio in Piemonte.
L'appuntamento ha rappresentato un'importante occasione per discutere dell'impatto delle patologie tumorali sulla quotidianità delle pazienti, ma anche per conferire un riconoscimento a chi si distingue in questo delicato settore. Marina Albanese, presidente dell'Associazione La Fenice, ha spiegato come l'obiettivo sia quello di valorizzare l'impegno umano e medico: "Quest'anno abbiamo deciso di creare un connubio tra professionisti del nostro territorio", ha dichiarato Albanese, menzionando i riconoscimenti assegnati a Fabiola Rizzuto, primario dell'oncologia di Locri e responsabile della nuova struttura di Polistena, ed a Corrado Patri, radiologo oncologo che "si spende in modo incomiabile" per i malati. Un tributo speciale è stato riservato a Francesco De Lorenzo, definito dalla presidente "il nostro faro dal punto di vista del volontariato oncologico" a livello internazionale.
Proprio il professor De Lorenzo, Past President della FAVO, ha posto l'accento su come la malattia stravolga l'esistenza, spingendo però molti a trasformare la propria esperienza in un aiuto concreto per gli altri attraverso il volontariato. Dal 2003, la Federazione unisce centinaia di associazioni per tutelare i diritti dei malati, combattendo le disparità regionali. "Siamo riusciti a fare in modo di ottenere che la persona che affronta il trattamento chemioterapico abbia subito il riconoscimento della disabilità transitoria", ha sottolineato De Lorenzo, evidenziando l'importanza di aiuti immediati durante le terapie. Un traguardo cruciale che si affianca alla necessità di garantire percorsi di recupero efficaci, poiché, ha concluso il professore, se i pazienti guariti "non vengono poi aiutati a riabilitarsi in modo tale da tornare a una vita attiva e produttiva, finiscono col sopravvivere con una pensione di inabilità".