Legge elettorale, raccolta firme, sicurezza, riarmo e guerra. Sono questi i temi al centro della protesta organizzata da Potere al Popolo
Ai microfoni di ReggioTV, Pino Commodari, esponente di Potere al Popolo, ha collegato i diversi temi della mobilitazione, partendo proprio dalla riforma della legge elettorale approvata al Senato e ora attesa all'esame della Camera.
«Intanto sono questioni legate tra di loro, partendo dalla legge truffa che è stata approvata al Senato e che sta per essere discussa alla Camera», ha dichiarato Commodari.
Nel mirino, in particolare, il numero di firme richiesto per la presentazione delle liste. Secondo Potere al Popolo, l'innalzamento degli adempimenti per la presentazione delle candidature rischierebbe di penalizzare le forze politiche più piccole e quelle che non dispongono di una presenza parlamentare o di una struttura organizzativa consolidata.
«Una legge che stabilisce un numero di firme per la presentazione delle liste pari allo stesso numero di firme necessarie per chiedere un referendum», ha spiegato Commodari, definendo il provvedimento una «legge elettorale contro Potere al Popolo e contro chi realmente costruisce conflitto sociale».
Per l'esponente del movimento, la questione riguarda quindi la possibilità stessa per le forze politiche non rappresentate in Parlamento di partecipare alla competizione elettorale.
«L'unico strumento che hanno nelle mani è distruggere chi si oppone con la raccolta delle firme, per impedire che si possa sedere in Parlamento», ha affermato.
Commodari ha poi sottolineato come, a suo giudizio, la misura non sia diretta esclusivamente contro una singola forza politica: «È una legge che non va contro Vannacci, perché lui ha i suoi rappresentanti in Parlamento. È una legge antidemocratica».
Da qui il richiamo alla Costituzione e al principio di rappresentanza politica. Secondo Potere al Popolo, la riforma rischierebbe di restringere gli spazi di partecipazione per le forze politiche prive di rappresentanza parlamentare.
«Va contro la stessa Costituzione, che stabilisce come metodo elettorale il metodo proporzionale», ha sostenuto Commodari, concludendo: «Si vuole distruggere la democrazia pensando di distruggere chi si oppone».
La mobilitazione di Potere al Popolo si inserisce in una protesta più ampia che ha riguardato anche le politiche del Governo in materia di sicurezza, riarmo e guerra. Temi che il movimento considera strettamente collegati alla propria battaglia per la difesa degli spazi democratici e della partecipazione politica.